Saponara a ruota libera: «La Samp è un concetto. Ramirez, che fastidio»

Saponara fa un bilancio dei primi sei mesi alla Sampdoria: i gol, Quagliarella e il “fastidioso” Ramirez

 CLICCA QUI PER ABBONARTI GRATIS PER UN MESE A DAZN

C’è un’immagine di Riccardo Saponara che è entrata nei cuori dei tifosi blucerchiati. La corsa sotto il settore ospiti, dopo il gol del pareggio in Lazio-Sampdoria, è uno dei momenti più intensi dall’arrivo del trequartista a Genova. Lo conferma lo stesso Saponara ai microfoni di DAZN: «Quando la palla è entrata, penso di aver vissuto il momento più emozionante della mia carriera, tant’è che mi sono tolto qualsiasi cosa avessi addosso. Avevo la sensazione di volermi strappare la pelle dalla contentezza. Giocare per la Sampdoria è un concetto che un giocatore percepisce anche da avversario. Quando entri a Marassi l’atmosfera è troppo particolare. Già dal riscaldamento la Gradinata Sud è piena e le vibrazioni sono forti sin dai primi momenti, la carica è grandissima. Sapevo che avrei trovato una grande realtà e un allenatore che conosco bene e col quale ho già lavorato. Giampaolo ha un pensiero e un modo di giocare congeniale alle mie caratteristiche».

Un’altra rete poteva entrare nella storia della Sampdoria, il gol annullato contro la Juventus: «È stato veramente pesante da digerire, purtroppo me lo porterò dentro. Per me il gesto tecnico rimane. Fino all’annullamento del gol quell’emozioni le ho vissute e me le porterò dentro. Quagliarella? Quando giochi con Fabio ti accorgi che giocatori con certe caratteristiche nel calcio di oggi non ce ne sono più. Attaccanti di un certo livello scarseggiano. È un giocatore d’altri tempi che per un trequartista è perfetto perché ti fa la sponda spalle alla porta e fa dei movimenti giusti quando deve dettarti il passaggio. Ramirez? Non mi era mai capitato nelle altre squadre di avere ballottaggi con giocatori che potessero essere il mio alter ego. A volte è fastidioso vederlo in allenamento perché vuoi rilassarti un attimo e vedi lui che va più forte di te, e per questo sei obbligato a tenere alta l’asticella. Questo è un vantaggio perché ti costringe ad allenarti bene tutte le volte e ogni volta che sei chiamato in causa devi fare la prestazione. A volte bastano 15, 20, 30 minuti a cambiare una partita. Non è la quantità di minutaggio a determinare le prestazioni di un giocatore, bensì la qualità.».


VUOI RESTARE AGGIORNATO SULLA SAMPDORIA? SCARICA LA NOSTRA APP!