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Ferrero: «La fortuna per me è essenziale. Dazn? Ci devono dare i soldi»

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Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, è stato ospite del programma In barba a tutto, su Rai 3. Le sue dichiarazioni

Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, è stato ospite del programma In barba a tutto, su Rai 3 e si è soffermato sul suo passato, sull’assemblea di Lega e sulla sua vita. Le sue dichiarazioni.

FORTUNA – «La fortuna conta. Contano sempre le botte di culo. La fortuna per me è un ingrediente non importante, di più. Anche in una partita: perdi due a zero poi quello si sbaglia, fa autogol, fai il 2-1, poi il 2-2 e va casa con tre pallini ed è finito. La fortuna è essenziale, io sono nato fortunato. Ringrazio sempre qualcuno lassù. Grazie. Dal momento che tu pensi, non fai niente. Il mondo penda, tutti pensano e non succede mai nulla. Se pensi, non fai nulla. Io mi sono divertito, sono un miracolato. Come dici tu sono un uomo fortunato. Ho 70 anni e mi rode pure il culo. Se devo dire la verità rifarei tutto perché su  certe cose che ho fatto non ci ho capito niente. Penso ai trascorsi e guardo avanti».

CARCERE – «Ho fatto sei mesi in carcere la prima volta, poi altri due mesi la seconda volta. Lì son stato sfigato. Io non ho fatto niente, si sono sbagliati. Entro in questo penitenziario dove c’era una rivolta in corso e mi sono buttato in mezzo. Come un cretino, ho preso solo schiaffi. Lì non sono stato fortunato».

ASSEMBLEA DI LEGA E DAZN – «Stavamo in lega oggi, secondo me abbiamo fatto una votazione non giusta. Dazn ha proposto lo spezzatino. Loro hanno vinto per sette partite e vogliono fare tutti slot diversi. Facendo così ne fanno dieci. Io allora ho detto se vuole fare dieci orari diversi ci devono dare i soldi. Tutti facevano demagogia. Io ho detto votiamola, se paga bene altrimenti niente. Quando tutti hanno votato a favore dei dieci slot mi sono incavolato, ho gridato e ho fatto ragionare gli altri presidenti. Hanno fatto un errore di sbaglio, che vuol dire che si sono sbagliati due volte. Dunque mi son messo lì e ho detto ora voglio vedere chi vuole regalare i soldi a Dazn. Alla fine ho detto le mani non mi ubbidiscono te ne vai ad un presidente che si è avvicinato».

SUPERLEGA – «Non sono d’accordo sulla Superlega, è la rovina del calcio italiano. Chi va a vedere Benevento-Crotone. I locali non ci stanno più, son chiusi per Covid. Io ho detto ad Agnelli, con grande serenità, che non c’è Sampdoria senza Juve ma non c’è nemmeno Juve senza Sampdoria. Andando via dal campionato italiano e facendo dieci squadre così noi che giocavamo? A flipper? Biliardino?».

ESORDIO CINEMA – «Il primo set è stato alla Sala Palatino, andavo lì a Mezzogiorno a mangiare polpette. Io incontro Gianni Morandi a Campo di Fiori. C’erano lì, una volta, i famosi pistoni, quelli che boicottavano la macchina da presa, mettendosi davanti. Io avevo fame e una volta mi sono messo a fare il pistone. Lì ho conosciuto Gianni Morandi. Io gli ho detto che volevo lavorare, gli ho preso una giacca, ma questo lo racconto un’altra volta. Continuavo a chiedere di farmi lavorare un po’ così perché ero un ragazzo di strada, un artista di strada. Vado più volte. Un giorno sono entrato dentro un set, c’era un film di Fondato, e ho preso un attore, Silvio Spaccesi, quando lui chiedeva di andare all’Eliseo a recitare, dicendo che ero un segretario. Gli ho detto ti ci porto io, non ti preoccupare. Montammo su una Cinquecento che era di un direttore. In Via Nazionale ho finito la benzina e lui mi ha pure aiutato a spingere. Spingeva Spaccesi che era più grosso. Ad un certo punto arrivammo al luogo, passai da sotto e lo chiusi in una cella. Allora arrivato ho detto se vuoi l’attore te lo porto io, Spaccesi mi ha retto botta, dicendo che ero il segretario e da lì ho fatto il mio primo set e il mio primo vero film con Monica Vitti».

FIDEL CASTRO – «Eravamo a Cuba, nell’Havana. Una roba che non si può raccontare. Io mi ero portato otto fotografi, di tutto. Avevo organizzato io il viaggio. Abbiamo inaugurato le brigidine e abbiamo organizzato anche il viaggio del Papa. Un’emozione forte incontrarlo. Lì son stato miracolato, non è stata una roba che puoi fare tutti i giorni nella vita. Son stato fortunato, ho conosciuto veramente questi grandi personaggi del mondo che mi hanno voluto bene, anche se per dieci minuti. Io mi porto tutti, organizzo tutto ma lì c’erano questi omoni alti dodici metri e dico a questi che stavo organizzando tutto ma non mi lasciavano passare. Poi alla fine sono entrato,  gli ho dato la mano e gli ho detto piacere Massimo e non capivo un cazzo, chiamavo i fotografi per farmi fotografare ma non c’era più nessuno».

CINEMA ITALIANO – «Il cinema italiano non muore mai però il cinema italiano di oggi non è più come quello di una volta. Oggi non ha più il coraggio nessuno di raccontare storie vere. La commedia è sempre la stessa. Non è proprio paragonabile con il passato. Il cinema non morirà mai ma lo stanno uccidendo il cinema giorno per giorno. Lo sta uccidendo la fiction che è una lavatrice. La vedi due volte, tre volte e ciao».

SINDACO A ROMA E POLITICA «Dire che me l’hanno proposto, no. Io ho fatto la terza elementare, mi metto a fare il sindaco a Roma? Non ho mai voluto fare politica, non me ne frega niente. Penso che la politica va fatta diversamente. Io sono cresciuto con i veri politici, oggi chi sono i veri politici? I cinque Stelle? Sette alberghi? Chi sono?».

 FIGLI – «Ho due bambini più piccoli che mi ha dato una donna fantastica, che si chiama Manuela, ma dieci anni fa ho incontrato una signora che ci aveva due ragazzini, me li sono accollati. Ora son grandi ma sostanzialmente e teoricamente sono come adottati. Ho sette figli praticamente».

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