Strinic allo scoperto: «Ecco perché alla Sampdoria ho fatto panchina»

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© foto Valentina Martini

L’ex terzino della Sampdoria Strinic torna sulla sua esperienza in blucerchiato: «Lasciato in panchina per la firma con il Milan»

Ivan Strinic, arrivato alla Sampdoria nella stagione 2017/18 assieme a Duvan Zapata, non è riuscito ad incidere in blucerchiato. Al termine del contratto, ereditato dal Napoli, il terzino passò al Milan. Ai microfoni di Sportske Novosti, Strinic torna sulla sua esperienza in Serie A.

MILAN – «Ho vestito la maglia del Milan per un anno, ma ho avuto problemi con l’ipertrofia al cuore e poi con un infortunio alla caviglia. Alla fine ho chiesto la rescissione. Ringrazio Boban per avermi aiutato».

SAMPDORIA – «Alla Sampdoria sono rimasto in panchina per cinque mesi perché avevo firmato per il Milan. Dopo due anni e mezzo di contratto con il Napoli dissi a Sarri che volevo andare perché non giocavo come volevo. La Sampdoria ha versato ventidue milioni di euro per me e Zapata. Sono arrivato in prestito per 2 milioni di euro. Alla fine del mio contratto, il Milan mi ha preso a parametro zero. Il Milan doveva essere il club più prestigioso della mia carriera, il resto l’ho già raccontato».

RUSSIA – «Non ho mai fallito. Nemmeno due anni fa in Russia, dove arrivai impreparato. Ho trascorso mezza stagione senza fare partite. La Sampdoria mi ha messo in panchina quando a Genova si sono resi conto che non avrei firmato il rinnovo di contratto. Da gennaio fino alla fine del campionato, ho giocato solo due volte nella formazione titolare».

SARRI E GIAMPAOLO – «Ho imparato molto in Italia. Per quanto tu possa essere migliore di un compagno di squadra, se non sei al livello immaginato dall’allenatore, non hai trovi in squadra. L’ho sperimentato con Sarri a Napoli e poi Giampaolo alla Sampdoria. Gli allenatori hanno una propria visione e non si discostano da essa».

FUTURO – «Non ci penso, perché vivo come un professionista. Data l’esperienza e la forma fisica, mi aspetto il proseguimento della mia carriera. Mi sono riposato, sono pronto per rientrare e sono consapevole che devo dare il massimo. Non posso fare quanto avrei potuto dare a 22 anni, ma oggi sono più intelligente, più razionale».