Tavecchio: «Un goal dalla Svezia su autorete ed io sono andato a casa»

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Tavecchio si racconta a Gazzetta dello sport: dal calcio dilettantistico alla nazionale italiana eliminata dal mondiale

Tavecchio si racconta a Gazzetta dello Sport, parlando del calcio dilettantistico ma anche della nazionale italiana eliminata dal mondiale.

COME MAI È TORNATO – «Sono stato chiamato in aprile da alcuni consiglieri e da società importanti, poiché l’ex presidente purtroppo era malato. Ho accettato di candidarmi con spirito di servizio, sono 46 anni che faccio calcio tra i dilettanti».

NO A CANDIDATURA – «Non anticipiamo nulla, oggi non ho interessi di candidatura liberalizzazione totale ciascuno andrà dove vuole e i procuratori avranno campo libero. Eppure noi, come Lega dilettanti, esprimiamo un milione di tesserati».

NON IN LINEA CON SIBILIA – «Non condivido quello che ha fatto fin qui Sibilia, non c’è
stata una scossa contro questa legge che lo Stato ha imposto. Una legge con cui si andrà a
cercare di ricavare fiscalmente degli importi da gente che fa volontariato e che mette soldi
propri. Il Covid ha esasperato una situazione già precaria».

COME INCIDERE – «La Lombardia ha 10 milioni di abitanti e il nostro comitato esprime 180mila tesserati».

SU GRAVINA – «La federazione si sta comportando in modo coerente. Tante società hanno pagato iscrizioni e spese arbitrali per campionati non giocati: aspettiamo i ristori».

ELIMINAZIONE MONDIALE – «Abbiamo preso un gol dalla Svezia su autorete e io sono andato a casa. Va bene, ma ho lasciato una grossa liquidità in federazione e si sono
dimenticati che in Italia sono stato io a portare il protocollo Vare che con me le squadre
italiane in Champions sono salite a quattro».

SU VENTURA – «In prima battuta contattai Capello, che rifiutò con cortesia. Poi Donadoni, che  però aveva problemi contrattuali. Ventura sarebbe dovuto arrivare con Marcello
Lippi d.t., ma il piano saltò per il conflitto di interessi con il figlio procuratore. Ventura è
stato sfortunato. L’errore è stato perdere Conte. Io avevo fatto di tutto per trattenere Antonio, avevo coinvolto lo sponsor, la Puma, ma lui aveva un’offerta impareggiabile dal Chelsea».