Il teorema Gabbiadini: perchè a Schick conviene restare alla Sampdoria

Schick Sampdoria
© foto Valentina Martini

Il teorema Gabbiadini si basa su un principio: non sempre l’approdare in una big può essere la scelta migliore. Ecco i cinque motivi per a Schick conviene restare alla Sampdoria

Il calciomercato non è ancora iniziato e già da un mese impazza il toto squadra in cui approderà Patrik Schick alla fine di questo campionato. È normale, è una regola non scritta del mondo del calcio. Non appena un giocatore diventa “importante” o comunque è un potenziale talento, qualsiasi grande squadra della Serie A comincia a metterci gli occhi addosso. Con i giocatori della Sampdoria è successo tante volte: in alcuni casi il giocatore in questione ha trovato spazio ed è diventato un titolare fisso, in altri dopo un inizio interessante è finito ai margini della rosa fino a decidere di cambiare aria. È ovviamente il caso di Gabbiadini, il cui teorema parte da un presupposto: non è detto che il talento sia abbastanza per riuscire a farsi largo in una grande squadra. Manolo è un giocatore fortissimo, in Premier è tornato a segnare, ma a Napoli è andata male. Ci sono infatti cinque fattori che devono essere tenuti in debito conto da un giocatore che voglia provare a fare il salto in una realtà come quella di una “big”. E sono anche i cinque motivi per cui anche a Schick converrebbe restare un altro anno alla Sampdoria.

FATTORE CONCORRENZA: UNO TRA TANTI – In una grande squadra la concorrenza da battere è tanta. Prendiamo la Juventus che ha appena rinnovato il contratto a Dybala, che ha un giocatore come Higuain per il quale ha fatto un investimento faraonico e potenzialmente se non ci saranno stravolgimenti di mercato ha Mario Mandzukic a tutto campo inamovibile anche qualora fosse zoppo. Schick dove andrebbe a inserirsi? Tra Pjaca, altro investimento della Juventus e Kean, giocatore che la squadra bianconera non ha voluto mandare in prestito per crescerlo in prima squadra. E all’Inter? Finché la squadra nerazzurra giocherà con un’unica punta davanti è esiguo lo spazio che potrebbe trovare essendo chiuso da Icardi. Alla Sampdoria può essere messo al centro del progetto e maturare altra esperienza importantissima per la sua crescita.

FATTORE PANCHINA: IN UNA BIG NON ASPETTANO – Il secondo fattore da non sottovalutare è l’ipotesi di non essere subito performante. Il cambio di casacca presuppone un’inserimento immediato in un organico già rodato. Qualora l’acclimamento non dovesse essere rapido il rischio di iniziare dalla panchina è parecchio alto. Si potrebbe dire che un po’ di panchina è da mettere in conto quando si fa il salto in una grande squadra, ma è nel miglior interesse di Schick ripartire dalla panchina? Questo rischio in un secondo anno alla Sampdoria non ci sarebbe, Giampaolo conosce già le potenzialità del ragazzo e saprebbe sfruttarne le caratteristiche per farlo rendere al meglio. Cosa non scontata in un’altra realtà.

FATTORE PRESSIONE: ASPETTATIVE E DELUSIONI – Il terzo fattore, collegato al secondo, è quello dell’aspettativa che una grande squadra getta sul nuovo acquisto magari anche a fronte di un investimento importante. L’aspettativa crea inevitabilmente pressione e pur essendo professionisti seri e preparati, i giovani hanno bisogno soprattutto di sentire la fiducia, più che una costante pressione sulle spalle. Schick alla Sampdoria ha già la fiducia incondizionata del Mister che molte volte ha sottolineato come non si dovesse mettere addosso al ragazzo più responsabilità di quelle necessarie (dopo l’infortunio di Muriel). In un’altra società questo difficilmente potrebbe concretizzarsi perchè ad un investimento importante corrispondono aspettative altrettanto importanti.

FATTORE TIFOSERIA: DA EROE A NESSUNO – Sembra brutto dirlo, ma dopo l’entusiasmo iniziale per l’acquisto importante le tifoserie delle big vogliono vedere i fatti. L’entusiasmo della tifoseria blucerchiata non è esportabile, non è imitabile, è unico. Schick ha sentito sempre l’affetto dei suoi tifosi, l’hanno sostenuto, l’hanno incitato, l’hanno osannato, l’hanno messo al centro ed è una cosa che altrove difficilmente potrà trovare. Questo a prescindere che parta a fine di questo campionato o quando sarà destino che accada. La tifoseria blucerchiata è unica e chi torna da ex se ne rende subito conto. Inoltre le tifoserie delle big passano velocemente dall’osannare all’osteggiare un giocatore e questo aggiunge altra pressione.

FATTORE AMBIENTE: DOVE LA CRESCITA È ASSICURATA – Qualsiasi giocatore che abbia trascorso un periodo alla Sampdoria lo ha affermato: come si vive nell’ambiente blucerchiato non si vive da nessuna parte. È una realtà importante, perchè la Sampdoria ha una storia importante di vittorie, ma non è una realtà che tende a distruggere i talenti, anzi è famosa per saper riportare alla luce giocatori smarriti e scoprire meravigliose farfalle nascoste ancora nel loro bozzo. Dov’è meglio crescere e maturare se non in un club dove la pressione è moderata, le aspettative sono commisurate all’impegno e dove l’errore non è subito frutto di insoddisfazione ma è il punto di partenza per migliorare? Tutti questi fattori possono fare la differenza tra un salto di qualità di successo (se fatto nei tempi giusti) piuttosto che un’iniziale entusiasmo seguito da un lento fallimento.

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