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Tonelli: «Ranieri diverso da Giampaolo. Vi svelo il mio obiettivo»

Francesca Faralli

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Lorenzo Tonelli, difensore della Sampdoria, si racconta a Repubblica: da Giampaolo a Ranieri e gli obiettivi per il futuro

Lorenzo Tonelli, difensore della Sampdoria, si racconta a Repubblica. Da Marco Giampaolo a Claudio Ranieri, gli obiettivi per il futuro con la maglia blucerchiata.

BILANCIO – «I numeri non mentono, ma se commetti un errore non hai compiuto pienamente il tuo dovere. Penso di avere fatto un buon campionato, sono abbastanza soddisfatto».

ESSERE UNA GUIDA – «Nel corso della mia carriera ho avuto tecnici che mi hanno dato tanto e cerco di trasmettere questa mia esperienza».

RICORDI – «A tredici anni viaggiavo solo in treno con una ventina di altri piccoli calciatori e facevamo una baraonda pazzesca. Soprattutto al ritorno, si scatenava la caccia alle merende dei più piccoli e partivano le scazzottate. Piano piano sono, però, rimasto da solo ad andare avanti ed indietro».

ALLENATORE – «Ci penso spesso, sono molto attratto dall’idea. È, però, un mestiere complesso, ci sono tante dinamiche da gestire, tanti giocatori pensano di poterlo fare, ma non credo basti la conoscenza del gioco per essere un buon tecnico. Il vero problema è riuscire a far capire lo stesso concetto a venticinque persone diverse e non è facile. Mi interessa molto la comunicazione e penso che seguirò qualche corso specifico».

RANIERI E GIAMPAOLO – «Sono due approcci opposti, un conto è pensare alla linea, un altro dare letture personali alla fase difensiva. Da questo presupposto derivano, da una parte un’organizzazione ossessiva, con meccanismi ripetuti con grande cura, dall’altra una maggiore responsabilizzazione individuale. Non c’è meglio o peggio, ma in questa stagione sto apprezzando molto l’approccio “alla Ranieri”, che avevo potuto sperimentare poco a Napoli perché avevo trovato poco spazio».

GOL – «Ho sempre sognato di far gol nella stracittadina, peccato non aver potuto festeggiare con i tifosi. Non ero sicuro neppure di scendere in campo, ma Luca Traggiai, dello staff sanitario, due giorni prima della gara ed anche alla vigilia, mi aveva predetto che avrei segnato e ha avuto ragione. Ero già andato vicino al gol in un’altra stracittadina, ma Quagliarella mi aveva anticipato in area. Con Fabio non c’è gara, intuisce ogni situazione con due secondi di anticipo».

CHIUDERE ALLA SAMPDORIA – «È il mio obiettivo, sto aspettando la chiamata della società. Con la famiglia ci troviamo molto bene, non ho motivo di cambiare».

MARE – «Mi piace essere un pochino primitivo, stare nella natura con lo stretto indispensabile. Da poco mi ha preso molto andare in apnea. Non mi affascina tanto la pesca, ma essere ospite in un ambiente tutto da scoprire ed il rischio, che c’è sempre, mi fa sentire vivo, regala adrenalina».

PUGILATO – «In passato mi hanno insegnato qualche tecnica e ho fatto alcuni allenamenti, ma niente di particolare».

PROBLEMI AL GINOCCHIO – «Ormai penso di conoscere la tendinopatia rotulea meglio di tanti dottori. Non sono mai stato un grande lettore, ma, se mi appassiono ad un argomento, analizzo tutto, mi informo in ogni modo. Per questo guaio fisico non ho potuto dimostrare, prima di tutto a me stesso, di poter stare a certi livelli. Ho pensato tante volte di smettere, non mi vergogno a dirlo, ma ora mi sento nuovamente un giocatore ed è una grande soddisfazione».

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