Hanno Detto
Brividi Gianluca Vialli, il ricordo fa scoppiare in lacrime

Il mai dimenticato attaccante di Sampdoria e Juventus nei ricordi di uno dei suoi compagni di squadra
Ci sono nomi che nel calcio non spariscono mai davvero. Gianluca Vialli è uno di quelli. Passano gli anni, cambiano le squadre, cambiano perfino i modi di raccontare il pallone, ma appena qualcuno tira fuori un ricordo sincero su di lui l’atmosfera cambia subito. Diventa tutto più pesante e più umano.
È successo ancora durante il live podcast “L’indimenticabile 1996”, dove Angelo Di Livio ha raccontato alcuni momenti vissuti accanto a Vialli ai tempi della Juventus. Non il classico ricordo costruito per fare effetto.
Più una fotografia privata, quasi improvvisata, che proprio per questo ha colpito parecchio chi ascoltava. Di Livio si è fermato soprattutto sull’uomo. Ed è lì che il discorso è diventato difficile da ascoltare senza un nodo in gola.
“Mi ricordo certe cene la notte a casa sua”, ha raccontato l’ex centrocampista bianconero, parlando di Vialli con una naturalezza che sembrava riportarlo indietro di trent’anni.
Di Livio e Gianluca Vialli: “Quelle cene a casa sua…”
Nessuna frase preparata. Solo immagini sparse. Tavolate infinite, risate, compagni di squadra che diventavano quasi famiglia. Poi il passaggio che ha fatto venire i brividi a tanti tifosi juventini e non solo: “Luca era speciale, aveva qualcosa che gli altri non avevano”.

Una frase semplice, persino banale se letta così. Però detta da chi quello spogliatoio lo ha vissuto davvero pesa in un altro modo. Perché Vialli alla Sampdoria come la Juve, non era semplicemente un campione in campo. Era uno che teneva insieme persone diverse. Uno capace di passare dalla tensione di una finale a una cena improvvisata fino a notte fonda senza cambiare faccia.
Così Di Livio non può non raccontare cosa era fuori dal campo Gianluca: “Era un generoso. Noi tornavamo dalle trasferte europee e a Torino non c’era un ristorante aperto: andavamo in 15 a casa di Luca, spaghettata alle tre di notte e alle quattro si tornava a casa”. Chi ha giocato con lui racconta quasi sempre la stessa cosa: presenza. Una presenza forte, continua, difficile da spiegare bene.
Da quando Vialli non c’è più, il calcio italiano sembra aver bisogno continuamente di tornare su quei ricordi. Forse perché manca davvero una figura così. Forse perché certe personalità oggi si vedono meno. Oppure semplicemente perché il dolore, quando riguarda personaggi entrati nella vita quotidiana delle persone, non sparisce in fretta.
Nel podcast, Di Livio non ha cercato effetti teatrali. Anzi, in alcuni momenti sembrava quasi trattenersi. Ed è probabilmente questo ad aver colpito di più. La sensazione di uno che sta parlando di un amico prima ancora che di un ex compagno.
Ogni volta che il nome di Vialli torna dentro una conversazione di calcio, succede la stessa cosa. Si parte da una partita, da una stagione, da una coppa. E poi si finisce inevitabilmente sulle persone, sulle notti passate insieme, sulle parole rimaste appese. Come se il pallone, a un certo punto, diventasse quasi secondario.