Allenatore, giocatori e dirigenza: sotto accusa stavolta è la rosa

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12 febbraio 2006. Una data come tante per i più, una data che i sampdoriani non faticheranno a ricordare. Era la Sampdoria di Walter Novellino, di Francesco Flachi ed Emiliano Bonazzoli: era la Sampdoria che stabilì il record negativo di sconfitte consecutive, ovvero sei. Quel giorno arrivò l’ultima vittoria in campionato, 13 giornate prima della fine. Le stesse sconfitte che ora Ciro Ferrara, con la Sampdoria che potremmo dire essere di Maxi Lopez ed Eder, ha raggiunto dopo la sconfitta casalinga con l’Atalanta. In quella stagione, però, le sconfitte arrivarono sul finire della stagione, a salvezza acquisita, e tutto si interruppe con un pareggio per 1 a 1 con il Cagliari: andò a segno Castellini, mentre per i sardi c’era un promettente Suazo. Altri tempi.

A condizionare Novellino furono i numerosi infortuni: Bazzani e Bonazzoli furono protagonisti di una stagione falcidiata, mentre Marco Borriello venne ceduto al Treviso interrompendo il prestito dal Milan, senza sostituirlo adeguatamente. Quell’anno partirono anche, a gennaio, Lamberto Zauli e Gennaro Delvecchio, senza contare Ignazio Abate, che però non scese mai in campo nell’arco del 2005. Una variante simile a quella di adesso che Ferrara si ritrova con gli uomini contati: la rosa convocata era al completo, tranne Angelo Palombo, sceso in campo a Parma con la Primavera di Tufano, portando con sé al Ferraris tutti i disponibili più Savic, oramai di fatto aggregato alla prima squadra.

Il tecnico di Napoli è stato anche costretto a compiere una staffetta tra Maresca e Obiang, con il primo uscito dopo una prodezza balistica che, oggettivamente, rivedremo per almeno un altro mese, per poi cedere il passo all’ennesima prodezza del giocatore mainstream. E tutt’oggi deve adeguarsi in difesa, schierando, addirittura, Castellini, non il Marcello di Novellino, ma il Paolo che fu di Atzori, poi Iachini e ora di Ferrara, al posto di Simon Poulsen. Difesa contata, che qualora dovesse perdere uno tra Rossini, tral’altro sorpresa sempre più di stagione, e Gastaldello dovrebbe rischiare Mustafi in Serie A. Situazione analoga per il centrocampo o per l’attacco, dove, comunque, Mauro Icardi si esalta più di Maxi Lopez.

La similitudine, insomma, è attuabile: una rosa falcidiata e sei sconfitte consecutive. Record raggiunto, ma speriamo non battuto, anche perché domenica all’ora di pranzo ci sarà il Palermo, in Sicilia: la squadra di Gasperini è nella parte bassa della classifica e la sfida è già per la salvezza. Quella salvezza che Ferrara predicava di voler raggiungere a inizio campionato e che sembrava cosa fatta dopo le prime quattro giornate: vittoria cantata troppo presto. Con i rosanero servirà quello che è mancato ieri contro gli orobici: una rosa tipo al completo, un Maxi Lopez più propositivo e un Estigarribia più in forma. Eventualmente andranno cambiati questi due elementi, con il paraguaiano che però verrebbe sostituito con difficoltà. 

Basta, quindi, predicare contro i torti arbitrali: Nagatomo era, sì, in fuorigioco, ma possiamo appigliarci a questo? L’errore è umano, così come è dell’arbitro: le espulsioni, fino a ora, sono state tutte abbastanza giustificate, dall’incomprensibile braccio tra le gambe di Biabiany da parte di Romero fino agli interventi su chiara occasione da rete di Costa su Milito e Gastaldello su Cavani, che fosse poi fuori area è un ingestibile situazione per chi non ha un binocolo a portata d’occhio. Predichiamo piuttosto contro una rosa mal costruita, mal assortita, che ci ha privato di un Volta che poteva tornare utile, di un’altra punta che, in assenza di un fragilissimo Pozzi, sarebbe tornata utile, e di un altro esterno: non potrà, d’altronde, Estigarribia durare un’intera stagione, così come Kristicic non potrà adattarsi a vita. 

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