Anniversario Vialli, in uscita il libro "Le cose importanti": l'anteprima
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Anniversario Vialli, in uscita il libro “Le cose importanti”: l’anteprima

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Martedì 9 gennaio uscirà il libro “Le cose importanti” dedicato a Gianluca Vialli: ecco le anticipazioni fornite dal Secolo XIX

Martedì 9 gennaio uscirà il libro “Le cose importanti” dedicato a Gianluca Vialli edito da Mondadori a cura di Pierdomenico Baccalario e Marco Ponti. Il volume racconta le parole dette dalla leggenda della Sampdoria, durante le riprese del film la “Bella Stagione”. Ecco le anticipazioni fornite dal Secolo XIX.

CALCIO – «Il calcio è il più bel gioco del mondo perchè è l’unico che vive dell’attimo fuggente. Tu prova a pensare ai tifosi…vengono allo stadio, si fanno lunghi viaggi in mezzo a molte difficoltà, a volte prendono le botte, altre il freddo, il vento e comunque stanno lì novanta minuti ad aspettare il momento sublime della palla che rotola in rete. Credo nessun altro spettacolo, nessun altro sport viva l’attesa di un momento così emozionante con altrettanta intensità».

LAVORO – «Per quanto riguarda invece il calcio giocato, che mi ha visto protagonista in prima persona, devo dire che tanti anni mi ha regalato emozioni incredibili. Chiaramente ce ne sono state di positive e di negative, ma comunque sempre di grandissime emozioni si è trattato, che mi hanno riempito la vita e mi hanno fatto diventare uomo».

BONETTI – «Io per esempio avevo imparato a fidarmi di Ivano Bonetti. Lui faceva di tutto per farmi sembrare inaffidabile, ma io avevo capito che quella era una maschera e che in realtà dietro al ragazzo che poteva fare mille chilometri in macchina per uscire con una ragazza, o almeno per il gusto di raccontarcelo, c’era una persona sincera e generosa».

WEMBLEY – «Al termine della finale di Coppa dei Campioni, c’era in tutti molta tristezza per quello che stava succedendo. Il mio trasferimento, al quale se ne sarebbero aggiunti poi altri. Non c’era soltanto tristezza per aver perso una partita: c’era la consapevolezza che qualcosa stava cambiando per sempre».

MANCINI – «Roberto aveva già litigato con l’arbitro, sarebbe stato squalificato per quattro giornate, e in un certo senso si era già un po’ liberato dalla rabbia e dalla delusione. Poi però io e lui ci siamo messi a piangere, è stata una di quelle volte in cui non riesci a trattenerti, e ricordo che ci fu Boskov che ci vide piangere e disse “Cosa fate voi due? Uomini non piangono per il calcio”. Era difficile recepire quel tipo di messaggio in quel momento così emotivamente forte, però ripensandovi in effetti si vince e si perde, ma nella vita ci sono cose più importanti di una partita».

FINALE – «Ho imparato anche che quando giochi una finale e hai tre palle gol, almeno una dovresti buttarla dentro. E devo dire che quella sconfitta non l’ho vissuta come tante altre, è stata forse la più dolorosa perchè sapevamo sarebbe stata la fine di un ciclo».

SCONFITTA – «Per tanti anni mi sono svegliato la notte facendo sogni strani, in cui la finale di Coppa Campioni non l’avevamo ancora giocata, oppure sognando che l’avevo messa dentro e mi svegliavo felice, e poi capivo che invece non era successo. E mi dicevo: ne capiterà un’altra».

SQUADRA DI CALCIO – «Una squadra di calcio non è come una compagnia teatrale, e lo dico pur non conoscendo molto il teatro, anche se mia moglie ci vuole sempre andare e anche se a Londra ci va molto più spesso che in Italia. Diciamo allora che non è come un cast di un film: in un film ci sono i protagonisti e le comparse, ognuno va in scena dopo aver studiato la propria parte nel miglior modo possibile».

FUORI DAL CAMPO – «Devi pensare a tutti gli altri. Per questo oggi ci sono club con dei giocatori pazzeschi come il Paris Saint-German, che però non muovono come una squadra. È perchè fuori dal campo, non stanno insieme, magari non hanno giocato abbastanza a carte…Noi giocavamo a carte, anche con i dirigenti. Adesso non si sono conosciuti come persone. A volte i giocatori passano più tempo con gli avatar di Fifa dei loro compagni di squadra che con i compagni in carne e ossa».

CAMPO – «E poi quando siamo in campo le cose accadono davvero, le sentiamo: se giochiamo male soffriamo, capiamo che le cose stanno precipitando, esattamente come i tifosi. Quando partiamo tutti insieme ad attaccare, ce l’abbiamo dentro. E quando c’è un giocatore che si sbraccia o si lamenta, o è Roberto, e allora non devi farci troppo caso o vuol dire che davvero non ne può più. Sono tutte emozioni reali, che non mettiamo in scena tanto per fare. Quando perdi e magari pure male, sei distrutto. Se sbagli il rigore decisivo o un gol in finale te la porti dentro per tutta la vita. Non sono cose che ti dimentichi. Non sono cose che puoi tagliare. La tua scena e la tua vita sportiva sono la stessa cosa».

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