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Gli Ex

Sampdoria, l’ex dirigente: «Garrone, Marotta, Paratici. Vi svelo tutto»

Giacomo Primo

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L’ex dirigente della Sampdoria ha raccontato la sua esperienza blucerchiata: dal rapporto con Garrone al rammarico retrocessione

Salvatore Asmini, ex dirigente della Sampdoria, ha raccontato la sua esperienza blucerchiata: dal rapporto con Garrone al rammarico retrocessione. Le sue dichiarazioni ai taccuini di Settimana Sport.

RETROCESSIONE – «Il mio rammarico è quando sono rientrato (nel 2011, ndr), ho sbagliato, forse per il grande attaccamento: non avrei dovuto ma me l’aveva chiesto Garrone. Sono arrivato e mi è stato proibito di occuparmi di questioni tecniche perché c’erano altri. Dovevo essere una sorta di team manager, stare con la squadra e con l’allenatore. Poi hanno fatto la squadra che hanno fatto, le cose sono andate male e chi se ne è andato ha avuto la forza di dire che la colpa era mia. Mi son preso la colpa, sono arrivati insulti. Queste cose mi hanno ferito. Per il 90% delle persone Salvatore Asmini è responsabile della catastrofe di quell’anno lì».

MAROTTA E PARATICI – «Paratici quando è arrivato non lo conosceva nessuno: ha lavorato sette anni. Poi per la maggior parte della stampa genovese è stato quello ha preso i giocatori e ‘che ha cambiato il mondo’. A Marotta avevo detto una cosa precisa che si è avverata, quindi parteggio per lui. Non ho nulla da perdere e posso dire quello che voglio. Il mio problema non sono né Marotta né Paratici. Alla Juventus saremmo andati entrambi, io e Paratici: non ho accettato e me ne sono andato sbattendo la porta in malo modo. Anche con Paratici non ho niente, è lui che dovrebbe chiamare me. Sono un po’ polemico, ma non voglio passare per fesso».

GARRONE – «Persone così non ne nascono più: il giorno del suo funerale ero ricoverato all’ospedale. Mi è dispiaciuto non esserci, mi è rimasto nel cuore. Nell’anno della retrocessione abbiamo fatto un’amichevole con il Derthona, stavamo retrocedendo, ma quel giorno mi ha detto cose che mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Si sentiva sampdoriano: la prima volta che l’ho conosciuto ci siamo trovati a Milano con lui e Marotta, e ci ha detto chiaramente: questi sono i soldi a disposizione, poi dovete essere bravi a gestirvi e fare ciò che è da fare. Lui ha dato grande fiducia alle persone che ha scelto: io, Marotta, Marangon e gli altri. Diceva ‘non sono pratico di calcio’, ma poi ha avuto una passione incredibile».

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