Brady torna a Genova: «Sempre un piacere, ricordi bellissimi»

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© foto Immagini SampTV

Liam Brady non dimentica la Sampdoria: «Tornare qui è sempre un piacere, ringrazio i tifosi per come mi hanno salutato». E dai commenti sulla squadra attuale spunta un retroscena su Praet

Liam Brady è stato uno tra i più grandi calciatori ad aver vestito la maglia della Sampdoria e le telecamere di SampTV non si potevano certo perdere il ritorno dell’ex centrocampista irlandese a Genova. Solo due, gli anni passati all’ombra della Lanterna (dal 1982 al 1984), ma le emozioni vissute sono state tante: «I miei ricordi di quei due anni sono bellissimi. Arrivai qui senza capire veramente la città, l’ambiente e la società, ma parlando con Paolo Mantovani mi convinsi. La Juventus era contenta, perché non andavo a rinforzare una diretta concorrente, e io anche: alla Samp mi trovai bene da subito, in un mese presi casa a Nervi, mia moglie era incinta e aspettava il primo figlio. Erano tempi veramente belli». “Scaricato” dalla Juventus, inizialmente Brady non ne voleva sapere di approdare in blucerchiato: «Per me è stato difficile capire la decisione della Juve, ma, chiusa una porta, si apre un portone. Un caro amico che avevo qui a Genova mi convinse a pensare alla Samp: a dire la verità, all’inizio non avevo molta voglia di trasferirmi in una squadra neopromossa, ma lui riuscì a farmi cambiare idea. La società era seria e il presidente Mantovani aveva grandi piani. Andai a parlare con lui a Ginevra e capii che era un uomo onesto. Poco prima di me aveva acquistato Mancini, che allora era il più talentuoso giovane d’Italia e si capiva già allora che sarebbe andato molto lontano. Faceva già gol stupendi a 17 anni, era scritto che diventasse un fuoriclasse».

Mancini, ma non solo: «Mantovani mi aveva parlato di un altro grande straniero, voleva far tornare l’entusiasmo tra i tifosi. Conoscevo già Trevor Francis, avevamo giocato molte volte contro. Lui arrivò sulla scena calcistica prima di me, essendo leggermente più vecchio, e ricordo che passò dal Birmingham al Nottingham Forest per una cifra record. Anche lui ha vestito spesso la maglia della Nazionale, era davvero una stella del calcio inglese. Quando Mantovani mi disse che sarebbe arrivato Francis, io non gli credetti, e invece mi smentì e mi legai molto a lui. Lo aiutai con la lingua e non solo, perché io ero già a Genova da due anni. E’ stato uno dei più grandi attaccanti con cui abbia mai giocato». Con Francis, parlando la stessa lingua, i rapporti decollarono da subito, ma Brady ricorda con piacere anche gli altri compagni di squadra: «Scanziani mi aiutò molto, era il capitano e uno che dava l’esempio a tutti gli altri. Il più amico è stato forse Casagrande, ma tutti eravamo molto uniti, perché Mantovani e Ulivieri avevano creato un grande gruppo. Ho bei ricordi anche di mister Ulivieri, aveva humor ma capiva anche tante cose della vita: ci trattava ognuno allo stesso modo, nessuno prevaleva, e questo atteggiamento in un allenatore mi è sempre piaciuto».

Proprio con lui in panchina, alla prima giornata la Sampdoria conquistò eroicamente una vittoria contro la Juventus: «I grandi risultati sono arrivati soprattutto all’inizio della stagione 1982/83, è stato un campionato di piccoli passi verso il vertice della classifica. Cominciammo alla grande contro la Juventus: ovviamente fu una partita strana per me, il destino ci mise subito l’uno contro l’altra. Disputammo una grandissima gara, soprattutto dal punto di vista tattico, poi nei contropiede eravamo fortissimi. Ferroni trovò un bellissimo gol». Anche la Sampdoria di oggi è partita alla grande in campionato, con 23 punti in 11 partite e un sesto posto che fa sognare: «Questa Samp mi piace, perché gioca sempre per attaccare. Ci sono tante squadre in Italia che secondo me sono negative, ma non questa: cerca sempre di passare in avanti la palla e, come ai miei tempi, ha ottimi giocatori esperti, come Quagliarella, ma anche giovani molto interessanti». Due, in particolare, lo hanno colpito: «Praet lo volevo già io, quando aveva 15 anni e giocava nell’Anderlecht, e anche Torreira è molto forte». Già, perché Brady è stato per molto tempo a capo dell’Academy dell’Arsenal: «Ora sono in pensione, faccio il nonno a tempo pieno, ma seguo sempre il calcio: sono tifosissimo dei gunners, ho lavorato per 21 anni nel loro settore giovanile. Credo che i giovani siano molto importanti per una società. Ho parlato anche con alcuni dirigenti della Sampdoria e so che prendono sul serio questo aspetto».

Sono tanti i motivi per cui Brady torna sempre volentieri in Italia: «Scoprii la Liguria ancora prima di giocare nella Juventus, quando andai in vacanza ad Alassio. Adoro il mare e la cucina ligure. Qui ritrovo molti amici, tra cui Carlo Osti, con cui ho giocato nella Juventus, e Massimo Ienca. Di solito non sono un tipo nostalgico – spiega -, ma qui spero di tornare molto più spesso. Mi ha fatto piacere rivedere Marassi e la Sampdoria». Per concludere, un appello al pubblico blucerchiato: «Voglio ringraziare tutti i tifosi, perché quando lasciai Genova mi dedicarono un grande saluto, senza criticarmi: secondo me avevano compreso la mia ambizione di andare in una squadra che si giocasse le coppe europee. Penso che mi vogliano sempre bene, e per quello è sempre un piacere venire qui».