Candreva: «Ho tanto da dare alla Sampdoria. Nazionale? Mai dire mai»

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Candreva, centrocampista della Sampdoria, fa il punto sulla sua carriera e sul futuro in blucerchiato

Antonio Candreva, centrocampista della Sampdoria, ai microfoni di Fanpage fa il punto sulla sua carriera e sul futuro in blucerchiato.

DECISIONE – «I fattori sono tanti, ma il principale è che il presidente Massimo Ferrero e la società mi volessero fortemente. Ho parlato con mister Claudio Ranieri e con Fabio Quagliarella, che è un amico: entrambi mi hanno spinto ad accettare. E grazie al grande lavoro del mio agente, Federico Pastorello, tutto è andato per il meglio e il trasferimento si è concretizzato».

QUAGLIARELLA – «Le sue parole sono state importanti, mi hanno dato uno stimolo in più. Fabio è un campione straordinario e ha iniziato alla grande la sua stagione (3 gol in 4 partite): ha esperienza e qualità, è un giocatore molto intelligente. Come ho detto nello sketch di presentazione: il mio compito è di servirlo al meglio. Per ora ho fatto un assist, anche se non a lui, ma a Omar Colley. Presto spero di aggiornare le statistiche».

RANIERI – «Io sono a disposizione del mister, dove mi dice di giocare gioco. Per il momento stiamo lavorando su diverse soluzioni, ma l’importante per me in questo momento è ritrovare la forma migliore e mettere i novanta minuti nelle gambe. Poi si vedrà».

INTER – «All’Inter posso solo dire grazie per gli anni bellissimi che ho trascorso in nerazzurro. Penso che i tifosi possano ricordarmi come uno che ha vestito con orgoglio la maglia e ha dato fino all’ultima goccia di sudore. Mi spiace non aver potuto salutare con la vittoria di una Coppa, ci siamo andati davvero vicini. Ora però con Genova e la Sampdoria si è aperto un altro capitolo della mia vita e della mia carriera».

CRITICHE – «Passare dalla gloria alle critiche e viceversa fa parte della vita del calciatore. Il trucco è quello di lasciare i commenti e le polemiche fuori dalla testa, ma comunque essere in grado di fare autocritica e sfruttare i consigli di allenatore e staff, delle persone care che vivono al tuo fianco. A volte ci si mette tutto l’impegno del mondo e le cose non vanno, altre volte invece si ottengono i risultati con il minimo sforzo. Non so spiegare il perché, ma è così. Ripeto: l’Inter è stata una tappa importante della mia carriera e custodisco con piacere tanti ricordi indelebili».

CORONAVIRUS – «Ha cambiato il mondo, è inevitabile che se ne parli. Bisogna avere coscienza di quello che sta succedendo e mantenere alta la guardia: usare le mascherine, tenere le distanze ed evitare i luoghi affollati. Il calcio continua, ma ha dovuto rinunciare a tante cose: non potete capire quanta differenza c’è tra esultare in uno stadio vuoto o in uno pieno. Non vedo l’ora di poter vedere Marassi con il pubblico come c’era quando io venivo qui da avversario».

NAZIONALE – «Mai dire mai. Le carriere dei giocatori si allungano sempre di più e abbiamo anche assistito alla chiamata di qualche azzurro non più giovanissimo. Mancini è un c.t. molto attento e aperto. Quindi sentirsi chiamato fuori sarebbe sbagliato. La Nazionale è il primo sogno che ogni bambino ha quando inizia a giocare a pallone, io sono orgoglioso di aver indossato la maglia azzurra e di aver potuto rappresentare in campo il mio Paese, quindi… mai dire mai».

OBIETTIVO – «L’obiettivo è uno solo: quello di fare bene. Ho ancora tantissimo da dare e voglio giocare, divertirmi e ottenere il massimo possibile con questa maglia».