Cassano e il litigio con Garrone: «Fu una giornata no»

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Cassano sostiene Higuain e ricorda alcuni momenti alla Sampdoria. E sul litigio con Garrone…

Sampdoria-Milan, valida per gli ottavi di Coppa Italia, ha avuto come unico protagonista Pratick Cutrone, che ha realizzato la doppietta decisiva per il passaggio del turno. Gonzalo Higuain non ha inciso e continuano le voci di una possibile cessione a gennaio. A sostenere l’attaccante rossonero ci pensa Antonio Cassano che, ai microfoni di Sky Sport, non manca di ricordare anche passaggi della sua carriera tra cui il famoso litigio con Riccardo Garrone: «Perché dovrebbero dare via Higuain? Lui è l’unico campione del Milan. Dovrebbero tenerlo a qualsiasi costo, e circondarlo di giocatori di qualità. Ha fatto tanti gol tra Real, Napoli e Juve. Se al Milan non fa altrettanti è perché non c’è nessuno che gli dà palloni adeguati, che lo segue. Ora lui è evidente che vorrebbe andare al Chelsea con un allenatore che lo apprezza».

«Ho avuto la fortuna di giocare a Madrid con lui. Una volta gli feci un assist in un derby. Lui è uno di quelli a cui basta la palla giusta per metterla dentro. Ha fatto più di 300 gol nei top club mondiali, non è un caso. Cassano non protagonista a Madrid? Feci dei disastri ed è giusto così. Il primo gol segnato a San Siro mi ha agevolato, ma prima o poi sarei arrivato lo stesso a giocare ad alti livelli, ma quella rete fu spettacolare. Il miglior Cassano fu quello dei primi anni di Sampdoria. A Roma combinai casini, a Madrid non ne parliamo. A Genova fui più continuo, anche il periodo al Milan fu interessante. Il litigio con Garrone? Giornata no, mancargli di rispetto fu l’errore peggiore della mia carriera. Tornassi indietro non lo rifarei. Ho chiesto mille volte scusa, pagherei per eliminare quel momento della mia vita».

«Nella mia carriera, come ha detto Francesco Totti, ho reso solo al 50%. Ho combinato tanti casini, non mi piaceva allenarmi. Una brutta realtà, ma se avessi tenuto un ritmo regolare, non avrei avuto dubbi. Come Ronaldo? Per me il migliore di tutti è Messi, Cristiano è il Nadal del calcio. Messi è più Federer. I primi due non hanno il talento degli altri, ma con dedizione al lavoro e impegno hanno raggiunto altissimi livelli. Nelle grandi squadre, mi adagiavo, mentre nelle medio-piccole ho dato il massimo. Ma se non fossi stato così, non sarei venuto a Genova, non avrei conosciuto mia moglie. Non sarei come sono. La miglior partita? Italia-Germania, vinta 2-1. Un’ora a livello clamoroso contro una squadra clamorosa, in semifinale degli europei. Per me fu una partita clamorosa. Anche Inter-Tottenham fu stratosferica. Ma ne ho tante che potrei citare. Il rimpianto è di non essere andato al mondiale nel 2006. Lippi teneva molto sott’occhio il gruppo, evitando di far entrare gente che combinava casini. Ma ho giocato nei Galacticos, non posso che dirmi fortunato. Tre derby vissuti, il migliore? Quello di Roma era il più caldo. Quello di Genova è il più affascinante. A Madrid, Real e Atletico non sono sullo stesso livello, c’è una differenza abissale».

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