«Che aspetti, vai alla Samp», così hanno convinto Murillo

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Il difensore colombiano racconta l’arrivo alla Sampdoria e i lati più nascosti della sua vita privata: infanzia, tatuaggi, salsa e superstizioni

CHI È MURILLO, LA ROCCIA DELLA SAMPDORIA

Il grande colpo dell’estate in casa Sampdoria porta il nome di Jeison Murillo, esperto difensore arrivato dal Valencia ma con un passato all’Inter e al Barcellona. Per il colombiano Genova è un nuovo punto di partenza dopo un periodo complicato: «Ringrazio il presidente Ferrero per la fiducia che mi ha dato, a me piacciono le responsabilità e la pressione. Questa è una in più. Siamo dei professionisti e sappiamo che una carriera può essere fatta di alti e bassi. L’ultima stagione in Spagna non è stata soddisfacente per me. Cercavo qualcosa che mi potesse fare tornare in alto. Avevo diverse richieste, non lo nascondo, ma in Italia mi ero trovato molto bene all’Inter. La Sampdoria mi ha offerto l’opportunità di sentirmi importante, è una società prestigiosa con una storia importante e una tifoseria conosciuta in tutto il mondo. Esattamente quello che cercavo. Ho fatto qualche telefonata a Muriel e Zapata, mi hanno risposto “Che aspetti, vai alla Samp».

Ecco gli obiettivi: «Fare bene con la Samp. Da lì arriverà tutto il resto. L’anno prossimo c’è la Coppa America, nel 2022 il Mondiale, ci penso ma passa tutto dal rendimento che avrò durante le prossime stagioni. Magie in allenamento? Prima della fine del ritiro riuscirò a fare la chilena, ossia la classica rovesciata. Non sono il primo difensore a essere attratto da questi colpi, ricordo il francese Mexes. Di gol ne faccio pochi, ma mi piace farli. Però è roba da attaccanti, io ho altri compiti». Tra tatuaggi e salsa, superstizioni e infanzia difficile: «Sulla mia pelle ho tatuati Dio e la Vergine, i miei genitori, mia moglie e mia figlia Celeste. Ogni mio tatuaggio è ispirato da questi valori. Sono anche superstizioso, prima di ogni partita devo telefonare ai miei genitori e a mia moglie. Il calcio dà la vita alla mia famiglia e ha scritto la mia. Sono cresciuto in un quartiere pieno di pericoli – conclude al Secolo XIX – prendere una strada sbagliata poteva essere facile, ma non ho mai corso questo rischio. Niente mate, bevo caffè. Vado matto per il pollo sudado e ballo la salsa».