Quando Commisso voleva la Samp: «Ecco come andò»

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L’ex dg blucerchiato Salvarezza svela i retroscena di quell’interessamento di Commisso: «Nel 2000 andammo in New Jersey con Volpi, fu un incontro informale ma con persone preparatissime»

Le trattative tra Massimo Ferrero e Jamie Dinan sembrano essersi riaperte, ma non è la prima volta che la Sampdoria rischia di diventare “made in USA”. Quasi vent’anni fa, nel 2000, alla società blucerchiata si era interessato Rocco Commisso, imprenditore italo-americano ormai prossimo ad acquistare la Fiorentina. L’ex dg blucerchiato Emiliano Salvarezza ha ricostruito ai taccuini di firenzeviola.it l’incontro che andò in scena in quell’anno con i possibili acquirenti, che poi non affondarono il colpo: «Parliamo ovviamente di 20 anni fa, le premetto, ed io e Volpi andammo in America dopo che funzionari dell’advisor Chase erano stati a Genova per studiare la documentazione. Noi avevamo anche mandato un’informativa e arrivati nel New Jersey dove allora c’era Mediacom, fummo praticamente interrogati su tutto».

«Questo per dirle che le persone, anche molto giovani, di cui era circondato Commisso erano molto competenti e avevano studiato tutto nei particolari. Ci misero subito a nostro agio – prosegue Salvarezza – e il clima fu molto informale, ma nel senso che ci trovammo di fronte a persone meno ‘ingessate’ di quanto ci saremmo aspettati allora e molto alla mano ma, ripeto, molto preparate dal punto di vista tecnico-finanziario e per fortuna Volpi, lo stesso che aveva redatto il memorandum, fu in grado di rispondere su tutto. Anche Rocco Commisso era ovviamente presente».

Il perché il passaggio di mano della Sampdoria non andò a buon fine, non è dato saperlo: «Per quanto riguarda Rocco Commisso, essendo passati 20 anni da quell’incontro, non so dirglielo in realtà. Non voglio entrare nello specifico e, parlando più in generale, penso solo che le proprietà americane abbiano un businnes model diverso dal nostro e ormai consolidato: avanti come marketing e comunicazione in particolare, ma non sempre adattabile in Italia, dove si punta più al risultato. Parlo in generale, sia chiaro, ma quando i contesti sono diversi non sempre la concentrazione di queste proprietà è sugli stessi aspetti nostri», ha concluso l’ex dirigente doriano.