Dawid Kownacki, l’identikit dell’attaccante pronto a sostituire Schick

Sampdoria Kownacki
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Kownacki è l’ultima scoperta dello scouting doriano: per conoscerlo meglio ci siamo affidati a Nicola Marra, che lo ha seguito per l’intero anno a Poznan e che ci delinea il profilo del giovane polacco

Un anno in Polonia può dare i suoi frutti. Specie se il campionato locale, l’Ekstraklasa, comincia a diventare più appetibile sul mercato europeo e gli occhi di tutti si spostano su questo ”mondo” ai più sconosciuto. Linetty, Bereszynski e Drągowski sono stati i colpi della passata estate, ma quest’anno altri ragazzi potrebbero calcare le loro orme. La scelta di trasferirmi in Polonia è stata fatta al di là del calcio, ma l’intenzione di farmi strada nel “pallone” da queste parti è ben presente nelle mie intenzioni. Per questo, durante la stagione, ho seguito da vicino le vicende del Lech Poznań, assistendo agli allenamenti, vedendo tutte le partite e conoscendo pure mister Bjelica al suo arrivo a fine agosto. Grazie a questa esperienza, posso affermare che se la Samp dovesse confermare l’arrivo di Kownacki, metterebbe a segno un buon colpo. Molti lo staranno seguendo adesso agli europei Under-21, altri ignorano completamente chi sia. Per questo ve lo presento, spiegandovi che tipo di giocatore è.

Dawid Kownacki nasce a Gorzów Wielkopolski, una città a circa 160 km da Poznań, nel 1997. Muove i primi passi da calciatore proprio nella squadra del paese, il ZKS Stilon, venendo acquistato a soli 8 anni dai kolejorz (soprannome con il quale viene indicato il Lech, propriamente “ferrovieri”). Si fa tutta la trafila delle giovanili, venendo anche convocato per le varie nazionali under. Nel 2013, a soli sedici anni, arriva prima l’esordio con i grandi contro il Wisła Kraków e poi il primo gol da professionista, segnato sul campo del Pogoń Szczecin. Kownaś entra subito nel cuore dei tifosi, che lo osannano come il nuovo gioiellino scuola Lech. Dopotutto da queste parti di attaccanti ne sanno qualcosa, visto che solo fino a poche stagioni prima esultava sotto la Kocioł, curva degli ultras del Lech, un certo Robert Lewandowski. Negli anni successivi l’attaccante  diventa stabilmente un giocatore della prima squadra nonostante la giovane età e mette a segno dieci gol giocando più da esterno nel 4-3-3 che da prima punta. La stagione della svolta è senza dubbio quella appena finita (anche se qua è in realtà iniziata ieri la stagione 2017-2018), dove a Poznań arriva un allenatore, ma soprattutto un uomo, fondamentale per la carriera di Kownacki: Nenad Bjelica. Il tecnico croato comprende subito le potenzialità del ragazzo e comincia a lavorarci, dedicandogli tempo e passione. Per lui ha un piano studiato, che dà i suoi frutti. Le prime partite lo lascia novanta minuti in panchina, poi, comincia a concedergli il quarto d’ora finale da prima punta al posto dell’esperto Marcin Robak, e infine, a circa due mesi dal suo insediamento, lo rende l’attaccante titolare del suo 4-2-3-1. I risultati sono notevoli: nelle seguenti dieci partite (di cui una dalla panchina) segna otto gol, ai quali si aggiungono due reti in Puchar Polski. Se il valore del ragazzo era già alto in precedenza, con queste prestazioni si duplica, e su di lui cominciano a farsi i primi nomi di pretendenti straniere (fra cui la Fiorentina e i blucerchiati, ndr).

Con quattro stagioni di Ekstraklasa alle spalle, e venti anni compiuti da poco, Kownacki è senza dubbio uno degli elementi più interessanti dell’intero panorama calcistico polacco. Già lo scorso anno mi ero lasciato andare a commenti positivi in merito al suo potenziale, e durante questa stagione è arrivato il salto di qualità che lo ha reso pronto ad un campionato difficile come la Serie A. Discreto tecnicamente, Kownacki è molto bravo ad attaccare la profondità e sotto porta difficilmente perdona. A livello tattico può giocare sia come prima punta che come supporto per un altro giocatore, oltre a poter ricoprire il ruolo di esterno offensivo. Il potenziale per sostituire Schick c’è (i due si somigliano molto), ma non bisogna caricarlo di troppe pressioni. Fin da piccolo ha portato l’etichetta di futuro fenomeno, e come ha dimostrato il calcio quasi mai questo è un bene. Lasciando lavorare Giampaolo, e dando il giusto tempo al ragazzo, il margine perché anche questo affare si trasformi in un Affare con la A maiuscola, c’è tutto.

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