Defrel vede il derby: «L’atmosfera è elettrizzante. Tifosi, io sono pronto»

Defrel Sampdoria
© foto Mg Genova 02/09/2018 - campionato di calcio serie A / Sampdoria-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Gregoire Defrel

Defrel e le sensazioni al primo derby: «Si sente l’attesa della gente sui social e per strada. Ho copiato Piatek? Non credo proprio…»

Il countdown è ormai davvero agli sgoccioli, mancano solamente due giorni al Derby della Lanterna. A Bogliasco e a Pegli si infittiscono gli allenamenti, si inizia a parlare dell’atmosfera che i giocatori troveranno una volta scesi in campo, si abbozzano le formazioni. Tutto è pronto insomma, l’aria già si sta surriscaldando in vista di domenica sera. Lo percepisce anche Gregoire Defrel, al suo primo derby in maglia blucerchiata: «La sosta ha un po’ ovattato l’ambiente ma ora si sente per strada, sui social, l’attesa della gente. È elettrizzante. Io sono pronto. Finora l’ho vista in televisione, o immaginata. Sarà anche il mio primo derby in assoluto. In Francia non ne esistono di cittadini. E l’anno scorso a Roma non l’ho giocato. Da ragazzino mi affascinavano il derby di Milano per i grandi giocatori e City-United».

Uno dei grandi duelli annunciati e aspettati da tutto il pubblico sarà fra il francese e il genoano Piatek: «Ho letto da qualche parte che io l’avrei copiato… non credo. Ho iniziato a Cesena quattro anni fa. È bello avere un rivale così forte. Siamo diversi: lui 9 classico, io parto da lontano e gioco più con la squadra. Rapporto tiri/gol? Sei gol su sedici tiri è ottimo, anche a Sassuolo avevo una buona media. Dovrei di tirare di più, me lo dicono in tanti. Ma a volte se vedo un compagno meglio piazzato non riesco a soffocare l’istinto per l’assist». Il problema del peso, che ha inseguito Defrel negli scorsi anni, è ormai definitivamente risolto: «A Parigi non credevo di diventare calciatore e mangiavo troppo, anche nei primi anni in Italia. Poi mi hanno messo a dieta».

Anzi, a dirla tutta Defrel è uno dei giocatori più in forma della Sampdoria, anche perché riesce a non farsi ingolosire eccessivamente dalle prelibatezze genovesi: «Oggi sono 77 kg ed è il mio peso forma – afferma l’attaccante ai taccuini de Il Secolo XIX, nei giorni scorsi ho fatto il test sulla massa grassa e sono tra i più bassi della squadra. Il pesto mi piace, ma lo mangio una o due volte al mese. La focaccia anche ma preferivo quella di Cesena. Ah no, era la piadina». A Roma un gol di pregevole fattura, ma inutile ai fini del risultato. Ci sarà bisogno di più convinzione da parte di tutta la squadra nel derby: «Ho riguardato tutti i miei gol e quello di Roma è nei primi tre. A parte questo, diciamo che giocare con Quagliarella semplifica la vita, lui oltre a segnare sa sempre dove servirti appena si gira con la palla sul piede. Spero presto di ricambiarlo con gli assist. E poi siamo vicini di casa, ci alleniamo insieme già sul pianerottolo. Derby partita dura? Dovremo dare di più sotto quel profilo. La sconfitta con il Torino ci ha insegnato molto».

Si può dire che la Sampdoria sia in crisi dopo le recenti pessime prestazioni? Defrel non ne è del tutto convinto: «È normale essere un po’ preoccupati per il momento no, prendere tanti gol in poche partite non è un buon segnale, ma abbiamo già dimostrato di valere, altrimenti non avremmo vinto 3 a 0 col Napoli. Un derby così non ti fa pensare le gare precedenti». In una precedente intervista Giampaolo aveva rifiutato categoricamente un cambio di modulo per la sua squadra. Defrel sembra essere d’accordo con il tecnico: «Se Giampaolo arrivasse e dicesse: “Da oggi 433”, detto così brusco, mi sentirei stranito.Ci vorrebbe gradualità. Non l’ho mai visto cambiare, mi sembrerebbe uno sbalzo eccessivo. Cosa succede a Kownacki? Io lo vedo bene, in allenamento fa gol come sempre. Forse l’anno scorso giocava un po’ di più e poi quel rigore sbagliato a Cagliari magari lo ha demoralizzato. Però il mister è con lui, gliel’ha detto davanti a tutti. Dove sarò l’anno prossimo? Non l’ho ancora capito, non lo so ancora, ora penso solo a giocare – conclude Defrel –, se possibile a segnare poi se ne parlerò»

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