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Tonetto: «Alla Sampdoria anni intensi, eravamo una piccola Atalanta»

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Max Tonetto, doppio ex della sfida tra Empoli e Sampdoria, racconta la sua esperienza in toscana e in blucerchiato: le sue parole

Max Tonetto, doppio ex della sfida tra Empoli e Sampdoria, racconta la sua esperienza in toscana e in blucerchiato: le sue parole a La Repubblica.

EMPOLI«In panchina c’era un giovane Spalletti, che si era appena messo ad allenare. Furono due anni di serie A molto belli. Una realtà familiare, dove si vive bene, si può far calcio senza pressioni».

RICORDO DI UN 1-4 TRA EMPOLI E SAMPDORIA – «Giocavamo un buon calcio, con grande velocità. La Sampdoria era una squadra forte, esperta, con Signori, Mihajlovic, Boskov in panchina, ma si era trovata presto in dieci e così la gara era diventata difficile. Segnai addirittura di destro. Mi ricordo che avevo fatto il gesto della culla, per celebrare mia figlia Nicole, appena nata».

MILAN«Era un altro mondo, una società super organizzata, avevo compagni come Maldini, Costacurta, Rossi, Albertini, Weah. Una squadra che non ha bisogno di presentazioni. Sono andato via, malgrado avessi un contratto di cinque anni, perché volevo giocare, non mi piaceva restare a guardare. Non ho avuto la pazienza di aspettare il mio turno».

LECCE«Esperienza bellissima. Posso raccontare che ho pianto due volte: quando sono andato e quando sono andato via. Era la mia prima esperienza al Sud, avevo qualche timore, ma poi ho lasciato il cuore nel Salento. In Puglia il calcio si vive con grande passione.

SAMPDORIA – «Una piazza con grande storia, pubblico esigente, dove, però, puoi lavorare bene durante la settimana. Ero ormai maturo e quindi mi sono ambientato bene».

CHAMPIONS SFUMATA«Sono stati due anni molto intensi. Eravamo una squadra scomoda, tignosa, non mollavamo mai. Novellino ci aveva trasmesso il suo carattere e la qualità la metteva Francesco Flachi, un genio in campo. Eravamo una piccola Atalanta».

RENDIMENTO«Spesso ho fatto cambiare idea e ho convinto gli scettici, è una caratteristica della mia carriera».

FLACHI«Mi sento ancora con Flachi, eravamo sempre insieme anche con le famiglie. In generale eravamo un gruppo forte, unito anche fuori. Non a caso molti miei compagni hanno vestito anche la maglia azzurra».

NAZIONALE«Sono arrivato tardi, come uno degli esordienti più vecchi, un piccolo rimpianto. In giallorosso ho avuto la possibilità di lottare per lo scudetto da protagonista e per due anni siamo stati tra le prime 8 d’Europa».