Fernandes: «Partire? Alla Samp sto alla grande. Giampaolo…»

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Nuovo riferimento della Samp targata Giampaolo, Bruno Fernandes si confessa in una lunga intervista e parla della sua nuova vita blucerchiata: «Genova mi ricorda la mia Porto»

Dopo quello di Dennis Praet, è stato l’acquisto più oneroso del mercato estivo: sette milioni di euro all’Udinese per aggiudicarsi uno degli attaccanti più talentuosi e promettenti del campionato italiano. Ora Bruno Fernandes, dopo una partenza in sordina, sta ripagando la fiducia del tecnico Marco Giampaolo e dei tifosi della Sampdoria che lo hanno eletto a idolo della gradinata grazie soprattutto ai gol determinanti che segnava quando subentrava nei minuti finali di gara. Per la sua freddezza sotto porta, ma non solo, l’allenatore blucerchiato è stato costretto a rivedere le gerarchie ferragostane: fuori Ricky Álvarez, dentro il trequartista portoghese. E Fernandes, lontano dal rettangolo verde, è soprattutto l’uomo che non ti aspetti: l’estrosità la lascia sul campo, nella vita di tutti i giorni ama il mare e soprattutto la sua famiglia, in attesa della piccola Matilde, che nascerà a metà gennaio. Di tutti gli stranieri di casa Samp, il bomber di Maia (comune di 120 mila abitanti, nel distretto di Porto), è stato l’unico a rimanere in Liguria per le festività.

FESTE NATALIZIE E RICORDI – Fernandes, come ha trascorso il Natale? «Ho fatto salire su un aereo i miei parenti più stretti. Mia sorella, mio fratello, i mei suoceri, i miei cognati e l’altra cognata, in attesa di un bimbo anche lei. Natale è bello se stai con i tuoi affetti più cari. In Portogallo di solito siamo in 20-25, quest’anno eravamo in 11 ma è stato comunque bello. Non dimenticherò mai, invece, il Natale più brutto della mia vita: giocavo con il Novara (che nel 2012 lo acquistò dal Boavista per 40 mila euro ndr) e dovevamo scendere in campo il 26 quindi trascorsi le festività in ritiro a Novarello; per me fu tristissimo. Poi però feci la mia prima partita dell’era Aglietti e almeno il sacrifico fu ripagato».

SORPRESE – Non pare tanto strano, allora, che la notte del 25 molti tifosi della Sampdoria l’abbiano avvistata a fare jogging sul lungomare di corso Italia, dove abita. «Andare a correre di notte è una cosa un po’ anomala ma con tutte queste visite ero rimasto un po’ indietro con il programma di Giampaolo. Dopo cena ho portato fuori il cane, era caldo e mi sono detto “quasi quasi vado a fare una corsetta”. Era già mezzanotte, ho fatto otto chilometri e in effetti non sono passato inosservato anche se a quell’ora non c’era più tanta gente».

UDINE E FUTURO – Ama Genova, ma anche Udine le è rimasta nel cuore. «Mi piace stare in casa, passare serate tranquille e a Udine mi sono trovato benissimo. A Genova però c’è il mare, come nella mia Porto. Al mattino guardo dalla finestra e mi si apre il cuore». Per cui non andrà via visto che il mercato di gennaio riserva sempre sorprese? «Non ci penso nemmeno, a Genova sto benissimo, qui nascerà la nostra prima figlia, gioco e mi sono calato perfettamente nelle realtà della Sampdoria. Alle voci del vostro calciomercato ormai sono abituato ma posso dire con certezza che non mi riguardano. Ne circolano tante ma le cose concrete poi sono sempre poche».

DUELLI – Intanto alla Samp ha vinto il ballottaggio con Álvarez… «Ricky è tra i compagni con cui ho legato di più appena arrivato a Genova. È un ottimo giocatore e penso che la concorrenza tra noi due sia stimolante. Anche in allenamento giochiamo a chi fa meglio…». Su “Tuttosport”, ci si chiede se Fernandes abbia avuto difficoltà a inserirsi negli schemi di Giampaolo: «No, perché già in nazionale giocavo in quel ruolo e sono arrivato alla Sampdoria conoscendo i movimenti. Poi chiaramente un periodo di ambientamento è sempre necessario».

GIAMPAOLO E SAMP – Marco Giampaolo è un allenatore…: «…meticoloso, per lui sono i dettagli a fare la differenza. E credo abbia ragione. Che anno è stato per la Sampdoria? «Siamo partiti con qualche difficoltà poi abbiamo avuto il merito di aggiudicarci il derby e da lì è iniziata la nostra striscia positiva, anche perché abbiamo ritrovato fiducia in noi stessi. Senza dubbio quella con il Genoa è stata la partita più importante della stagione. A Genova non è una gara da giocare, ma da vincere. E anche i nuovi, quelli che non avevamo mai preso parte alla stracittadina, me compreso, lo hanno capito subito. Noi giovani siamo un po’ più spregiudicati, mentalmente liberi e vogliamo metterci in mostra. Questo ci ha permesso di vincere nonostante le tante pressioni».

OBIETTIVO – Ora però il rischio è che la Sampdoria incappi in una seconda parte di stagione anonima. Con una salvezza quasi acquisita ma senza il giusto slancio per arrivare a lottare per l’Europa League. «Non credo sarà così. Il nostro primo obbiettivo è raggiungere i 40 punti, anche se probabilmente la quota salvezza quest’anno sarà più bassa, poi però non ci poniamo limiti. Abbiamo le potenzialità per pensare in grande e sono sicuro che il 2017 ci poterà qualcosa di bello».