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Gli Ex

Fernandes: «Sampdoria? Bei ricordi, ma non è la tappa più importante»

Francesca Faralli

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bruno fernandes sampdoria

Bruno Fernandes fa il punto sulla sua carriera: da Udine a Genova con la Sampdoria. Le parole del trequartista alla Gazzetta dello Sport

Bruno Fernandes, ex trequartista della Sampdoria, ripercorre la sua carriera ai microfoni della Gazzetta dello Sport.

ESORDI – «Ero giovanissimo, dovevo completare la crescita fisica, passavo da un paese all’altro. In Italia non mi sono affermato completamente perché la figura del trequartista nel vostro calcio non ha vita facile. La storia di Dybala mi pare illuminante. Tutti si aspettano qualcosa di speciale da lui, ma si è sempre severi nei suoi confronti. Udine è stata, anche per gli anni trascorsi in Friuli, la tappa più importante, ma il cambio di alle- natori non mi aiutò. Peccato, perché avevo trovato un vero maestro».

MAESTRO – «Francesco Guidolin. Se avessi trascorso più tempo con lui, forse sarebbe andata diversamente. In ogni caso, posso solo ringraziare l’Italia per quello che mi ha dato. Sono stato bene, ho vissuto un’esperienza di crescita, mi sono misurato con un paese dove il calcio è di altissimo livello».

SAMPDORIA –  «Ricordi più belli? Gli esordi con le maglie che ho indossato. Il primo gol in A, al San Paolo, intitolato ora a Maradona. Gli amici e la nascita di mia figlia a Genova. Mi porterò sempre un pezzo del vostro paese nel cuore».

DIFFERENZE – «In Premier c’è molta intensità. Il ritmo è elevato. Le piccole hanno qualità e ti fanno soffrire. In Italia la tattica è da università dello sport».

MILAN – «Sotto certi aspetti, noi e il Milan siamo uguali. Due club dal passato prestigioso, dieci Champions nella sala trofei, che hanno attraversato una fase di transizione, ma stanno tornando in alto. A inizio campionato, nessuno pensava che il Milan potesse lottare per lo scudetto. Siamo a marzo ed è secondo, gioca bene, ha giovani interessanti e possiede il valore aggiunto della forza di Ibrahimovic».

JUVENTUS – «Non sono sorpreso. Il Porto ha una mentalità vincente, pratica un calcio aggressivo e mi aspettavo che potesse creare problemi alla Juventus».

RONALDO – «Cristiano Ronaldo è uno dei grandi della storia del calcio. La sua mentalità ispira chi pratica questo sport. Ha vinto tantissimo, ma nessuno può vincere da solo. Capisco che la sua presenza nella Juve avesse creato attese enormi per la Champions, ma quando una squadra perde, perde una rosa intera, non un singolo giocatore».

CORONAVIRUS – «Per me il 2020 è stato particolare. Dal punto di vista professionale, è stato il miglior anno in assoluto: il trasferimento allo United, la Premier, dodici mesi di soddisfazioni sul campo. Fuori è stato complicato: la lontananza della famiglia, la protezione dal virus, la difficoltà a tenere i bambini piccoli in casa che faticano a comprendere le ragioni delle restrizioni».

FUTURO – «Il calcio è totalizzante. A casa cerco di seguire altri campionati. Leggo. M’informo. Prendo appunti, perché un giorno mi piacerebbe allenare. Poi mi interessa il settore immobiliare: architettura, costruzioni, investimenti. E poi la famiglia: cerco di recuperare la quantità di tempo perduto con la qualità».

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