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Ferrero: «Sampdoria, vinciamo la Coppa Italia. Mercato? Faremo così»

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Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, fa il punto nel giorno del suo compleanno: le dichiarazioni a Il Secolo XIX

Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, fa il punto nel giorno del suo 70esimo compleanno. Le dichiarazioni rilasciate a Il Secolo XIX.

VACANZA – «Sono in barca in Sardegna con amici di Roma e un’amica sarda di mia moglie con il suo compagno. Gli amici sono il mio trio di moschettieri: Federico Appetiti, Giampiero Pocetta e Alessandro Venturato. Amici veri».

70 ANNI – «Ma che scherzate?! Me ne sento venti, quando intorno mi dicono che ne compio settanta mi tocco per sentire se ci sono. Realmente mi sembra una barzelletta, non è mia vera età. Quando avevo 19 anni avevo due figlie piccole, oggi ne ho settanta e ho sempre due figli piccoli. Vuol dire che sono sempre ventenne, fare figli ti aiuta a restare ragazzo. Ecco perché vorrei che i tifosi mi perdonassero un po’ quando faccio diciamo il ragazzo. Anzi, quando lo facevo perché dovete darmi atto che mi sono molto frenato per quanto quelle prime uscite in tv che tanti mi contestano erano in assoluta buonafede».

COPPA ITALIA – «Dico la verità e anche qui vorrei non essere equivocato: mi piacerebbe tanto vincere la Coppa Italia, che è l’unica competizione per cui possiamo veramente competere tutti, grandi e piccole. Gli altri traguardi sono solo per le big, inutile raccontarci favole, quindi perché non provarci? Sarebbe anche ora che ritoccasse a noi come Sampdoria che in questa competizione abbiamo sempre dato il meglio».

BONUS VITTORIA – «Ho anche caricato il bonus specifico per la Coppa per stimolare sia lui che i giocatori. Pensateci: andare a Roma, quindi a casa mia, e vincere. Sarebbe un sogno. Sono nato e cresciuto a Roma ma non immaginate quanto sarei fiero e orgoglioso di battere magari la Roma in finale di Coppa all’Olimpico. La Sampdoria l’ha già fatto quando le ha scucito lo scudetto, perché non sognare di rifarlo. Io ai sogni non ho mai rinunciato e non ci rinuncio certo ora alla mia età e comunque la risposta è no, ormai sono sampdoriano come chi è sampdoriano dalla nascita».

REGALO ALLA SAMPDORIA – «Lo sto già facendo, quello di non vendere, a meno di offerte irrinunciabili. Non vendere l’ossatura centrale della squadra intendo, ovviamente qualche esubero va venduto perché tutti non ci possono stare. Non ha neppure senso tenere una rosa di mille giocatori che sanno di non giocare mai».

BILANCIO IN ROSSO – «Il calcio è uno sfizio per ricchi, qualche tifoso mi accusa di prendere un milione di stipendio dalla Sampdoria ma andate a vedere in questi sette anni quante volte li ho presi davvero e quante tasse ci ho pagato sopra. Tenete anche conto che la Sampdoria è diventata la mia vita h24, da una società di calcio non puoi staccare neppure mezza giornata. Non ci sono solo i calciatori ma il centro sportivo, lo stadio, i rapporti in Lega, le battaglie per i diritti, per il pubblico. Sfido chiunque a dire che Ferrero prende uno stipendio e non fa nulla, sono forse il presidente più impegnato d’Italia».

BATTAGLIA STADIO – «Venite in Lega e sentite chi è il più tenace sostenitore della riapertura degli stadi e non al 50% come si ipotizza ma al 100%, proprio come vogliono i tifosi doriani che dicono o tutti o nessuno. Io la penso esattamente come loro».

CESSIONE DAMSGAARD – «Perché non dovrei? Ripeto, se arriva un’offerta super la dobbiamo valutare come fanno tutti, ma certo non svendo anche perché quando siamo noi ad andare a comprare nessuno ci toglie un euro, nessuno. La Sampdoria non è un discount, ecco perché mi arrabbio quando dicono che esagero nelle richieste per i miei giocatori»

IMPRESSIONI – «Vincere 10 a zero nel precampionato è una cosa da tutti, quindi in campo non possiamo esprimerci finché non ci sarà la stagione vera, con le tensioni. Vere. Sono già molto soddisfatto dell’atteggiamento, della professionalità che si vede. Di sicuro penso che D’Aversa e la sua rosa siano molto al di sopra della media, tra i migliori d’Italia».

RICHIESTE DEL FIGLIO – «Se è per questo ogni giorno mi chiede un nome diverso, da Mbappé a Cristiano Ronaldo, e quando gli dico “ma mica ci viene” lui mi risponde “ma non ci vuole venire nessuno qui?”. Ormai parla come i tifosi sampdoriani».

CINEMA E CALCIO – «Sono l’imprenditore settantenne più sfortunato d’Italia perché ho due business ed entrambi sono i più penalizzati dal Covid e dalle scelte del governo: cinema e calcio. Poi però vai in aereo e stanno seduti tutti attaccati, non si capisce perché stadi e cinema abbiano norme così severe. E pochissimi aiuti rispetto al danno patito in questi anni».