Flachi: «Giampaolo ha le idee giuste, ma deve abituarsi a cambiare»

Flachi
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Fiorentina – Sampdoria ha in comune Francesco Flachi. Lui che ha Firenze a giocato, ma che è diventato l’eroe della Gradinata Sud per l’attaccamento alla maglia della Sampdoria

Quando si parla di Fiorentina – Sampdoria non può che venire in mente Francesco Flachi, a Firenze ha aperto e gestisce una paninoteca ed è rimasto nei cuori dei tifosi blucerchiati.
Sentito da La Nazione, a poco più di 24 ore dal match in programma al Franchi di Firenze tra la Sampdoria e la squadra di Sousa, Francesco Flachi esprime le sue sensazioni per questo match: «Ho il cuore diviso a metà, per questo dico che il pareggio è il risultato più probabile. E in Goni caso, credo che la Fiorentina e la Sampdoria si assomiglino. Non sarà una passeggiata per nessuno. Entrambe sono molto forti in attacco. In viola ci sono Kalinic, Ilicic e Bernardeschi. La Sampdoria, invece, secondo me ha in Muriel un giocatore straordinario. È fortissimo quest’anno, non ha problemi fisici. Chi trova in lui similitudini con Ronaldo non sbaglia. Vantano un attacco molto forte ma non mi sembrano entrambe sicurissime in difesa».

SOUSA VS GIAMPAOLO – Un’idea su entrambi gli allenatori Francesco Flachi la ha: «Sousa lo vedo cambiato rispetto ad un anno fa. Forse tutto è legato al fatto che 12 mesi fa la Fiorentina di Sousa giocava un calcio molto bello, era prima in classifica e poi, da gennaio tutto ha preso una dimensione diversa. È un buonissimo allenatore ma lo vedo un po’ cambiato. Giampaolo è un tecnico con le idee giuste, ma deve anche abituarsi a cambiare un po’. Cambiare in corsa, cambiare assetti. Ha fatto benissimo a Empoli e ora è in cerca della consacrazione definitiva».
ISTANTANEE DAL PASSATO – Qualche fotografia del periodo in blucerchiato e di quello passato alla Fiorentina: «La partita Fiorentina – Cosenza, la mia prima rete da fiorentino nella squadra della mia città. Con tanto di giro sotto la curva. Indimenticabile. Poi non posso non citare il mio esordio in campionato in Fiorentina – Palermo, finì 4-1, indossai la maglia numero 10 facendo 3 assist. Con la Sampdoria, il 2-0 contro il Messina, e con quella partita ci mettemmo in salvo. Allora erano quattro le squadre che andavano giù. Non è stata la più bella, ma sicuramente la più importante. A Firenze arrivai troppo giovane. Ero un ragazzino e mi sarebbe piaciuto viverlo più avanti nella mia piena maturità professionale. Alla Sampdoria arrivai nell’estate del 1999. Non rinnovai il contratto al termine di una trattativa che non mi piacque. Ero rientrato in viola dall’Ancona, dove avevo fatto bene. Speravo di ottenere un buon contratto, ma mi fu proposto un rinnovo con immediata conseguenza di andare di nuovo a giocare in prestito. Non era quello che volevo, quando poi mi esclusero dalla foto ufficiale della squadra ci rimasi male e decisi di andarmene.  Alla Sampdoria mi vollero Mandovano e il ds Arnuzzo. Ero un ottimo affare. Arrivavo gratis, ero giovane. Feci subito bene, con Ventura, che aveva un suo gruppo giocai con il contagocce. Poi con Cagni, l’anno successivo, feci 17 gol. Fu una stagione molto positiva per me».
EROE IN BLUCERCHIATO – È sicuramente il giocatore più amato dalla tifoseria della Sampdoria: «Credo sia iniziato tutto con la scelta, per la verità un po’ matta, che feci al termine della mia terza stagione alla Sampdoria. Avevo il contratto in scadenza e la Sampdoria stava lottando per non retrocedere. Mi arrivò l’offerta del Monaco: 9 milioni per tre stagioni. Erano tanti soldi. Poi mi sono detto: ma io ci vedo a Montecarlo, con questo ingaggio, con una vita diversa da qui, a casa mia? Macché. Là, in quel campionato gli stadi non sono caldi come da noi. Alla fine rifiutai e rinnovai con la Samp. I tifosi quasi non ci credevano. E da quel momento sono diventato quello che non ha abbandonato la nave, non ha tradito una Samp in affanno. Sì, un eroe».