Gullit: «Il Milan è stato il massimo, ma la Samp…»

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Ruud Gullit ospite speciale da Fabio Fazio e quel ricordo dell’esperienza alla Samp: «Devo ringraziarli, hanno un posto speciale nel mio cuore»

Classe ’62, era arrivato alla Samp un po’ per caso. Era il Pallone d’Oro 1987, il fulcro e capitano dell’Olanda dei tre fenomeni (i suoi compagni di squadra van Basten e Rikjaard), un giocatore straordinario. Eppure qualcosa a Milano si era rotto dopo tanti trofei e così Ruud Gullit si ritrovò trasportato nel micro-universo della Genova blucerchiata, che l’ha accolto e gli ha concesso un’uscita di scena con i fiocchi. Un anno e mezzo da sogno, con soprattutto la stagione 1993-94 da palco principale. Presente al programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa” per presentare il suo nuovo libro “Non guardare la palla”, Gullit ha ricordato la sua carriera e i tempi trascorsi alla Samp: «Per me è stato un periodo molto importante. Io devo molto al Milan, che mi ha dato una disciplina, ma alla Sampdoria ci sono andato perché i medici rossoneri non avevano più fiducia in me e nelle mie ginocchia. Si diceva che fossi sempre rotto, ma non era vero: stavo benissimo, ma non mi facevano giocare. Ero molto deluso, per quello sono andato via. La Sampdoria mi ha dato la libertà di giocare: al Milan ho fatto al massimo 9 gol a stagione, quando sono arrivato alla Samp ho fatto 15 gol e non ho mai segnato così tanto. La Sampdoria mi dava felicità, libertà, anche libertà di vita, perché a Milano era difficile per me andare in giro, mentre a Genova andava abbastanza bene».

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