Il commento tecnico: Il Doria gioca a calcio

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Una bella Sampdoria. Da anni non mi divertivo così nel vedere giocare i blucerchiati e, se prendiamo nello specifico i primi tempi contro Roma e Milan, il piacere ritrovato accarezza perfino i confini sottili dell’entusiasmo. Roba che ai tifosi blucerchiati mancava da molto, troppo tempo. 

L’elemento negativo, così come allo stadio Olimpico, c’è ed è estremamente seccante perchè uscire dal campo senza punti anche questa volta, davvero, non ci sta. Il calcio, però, è fatto di tantissimi momenti, dettagli che fanno la differenza, al di là degli errori arbitrali che, comunque, stanno sempre sullo sfondo. L’errore di Skriniar, letale nella sua semplicità, ha penalizzato oltremodo sia la Sampdoria che il giocatore slovacco, autore di una buona prestazione complessiva. 

 

Nel primo tempo il Doria ha tenuto dei ritmi vertiginosi, sia dal punto di vista agonistico, contrastando e recuperando palla con una frenesia molto razionale, che da quello della costruzione di gioco, fatto di tanti passaggi e pochi, pochissimi tocchi superflui. Sugli scudi, ancora una volta, i centrocampisti, arricchiti stavolta dalla presenza di Praet. Il belga, personalmente, mi ha entusiasmato non tanto per quello che ha fatto vedere in campo, forse in maniera discontinua, ma per quello che, secondo me, sarà in grado di fare nel nostro campionato nel giro di pochi mesi. Praet cerca sempre la giocata importante, eccelle nei contrasti ed è velocissimo palla al piede nel convertire l’azione da difensiva a offensiva. Molto interessanti a proposito i movimenti del belga quando le due punte, Quagliarella e Muriel, si allargano per ricevere in profondità laterale e lui attacca centralmente come un centravanti aggiunto. Una situazione tattica molto simile a quella sviluppata da Giampaolo a Empoli con Saponara. Praet è stato molto bravo anche in fase di non possesso, aiutando con continuità i centrocampisti. Una critica che posso muovere al belga è che spesso si trova troppo schiacciato sulla linea dei centrocampisti. Un eccesso di generosità dannoso perchè rende poco fluidi e mal connessi i reparti e aumenta negativamente la densità davanti alla difesa.  La linea mediana ha giganteggiato senza mezzi termini sia dal punto di vista tecnico che da quello agonistico. La sensazione è che Linetty, Torreira e Barreto trovino giovamento nel giocare a ritmi molto alti, come se difendere forte aiutasse anche a livello emotivo la fiducia nelle giocate col pallone. Davanti Muriel ancora una volta in grande serata, poco supportato questa volta da Quagliarella. Fabio si è mosso molto bene, con la grande voglia che lo ha sempre contraddistinto nella sua carriera. E’ mancata, però, la precisione nelle giocate e, di conseguenza, l’impatto sulla gara e sulla manovra offensiva non è stato dei migliori. Peccato per l’infrotunio di Sala che, fino al momento dell’uscita, aveva interpretato alla perfezione la partita sulla fascia destra, soprattutto in fase d’attacco. Un primo tempo, quindi, decisamente dominato sotto più punti di vista anche perchè il Milan, in atteggiamento da “provinciale”, non ha potuto fare molto contro la foga e la fame degli uomini di Giampaolo. Se vogliamo trovare la giocata simbolo di quello che sto dicendo la possiamo individuare nell’incredibile continuità espressa dai blucerchiati nell’accorciare energicamente i portatori di palla rossoneri. Appena un giocatore del Milan si trovava in una situazione di gestione palla complessa o in spazi ristretti, ecco arrivare un doriano a chiudere ulteriormente gli spazi, costringendolo a pensare ancora più in fretta, aumentando le possibilità di errore e, quindi, di recupero palla. 

 

Nel secondo tempo i ritmi sono diminuiti, anche se la Samp ha fatto molto bene anche nella prima parte della ripresa. Poi alla distanza l’equilibrio si è fatto decisamente più concreto e il Milan ha sviluppato maggiormente le sue idee di calcio, aiutate dall’inserimento di Locatelli e, soprattutto, di Carlos Bacca. In soldoni: se spendi tantissime energie e non trovi il vantaggio, corri il rischio di perdere la partita perché arrivi “cotto” nei minuti decisivi. Non è solo questa la possibile ragione della sconfitta, anzi. Stiamo parlando di una gara in cui la Samp avrebbe meritato la vittoria e che, senza errore di Skriniar, sarebbe valsa sicuramente un punto. Non fossilizziamoci sul risultato, per una volta e cerchiamo di abbracciare un concetto più ampio e complesso.

 

La Sampdoria di Giampaolo gioca a calcio, diverte e merita di avere grande positività attorno a se. Il dato di fatto è questo e deve rappresentare una costante durante tutta la stagione. Questo, secondo me, dovrebbe essere il grande obiettivo da inseguire.