Il commento tecnico: La forza del contropiede

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Ma che Derby è stato? Una partita pazzesca sotto tutti i punti di vista. Il colpo di testa di Pavoletti uscito di un niente nei primi minuti. L’uno due pazzesco della Sampdoria, letale nelle sue transizioni scandite da Cassano e Soriano. La punizione contestata a fine primo tempo da cui poteva nascere il gol dell’1-2. La ripresa: il secondo gol di Soriano, la rimonta del Genoa mancata di poco (sarebbe stato ingiusto) e la traversa di Barreto nel finale. Molti, me compreso, parlavano di una possibile gara bloccata dalla paura. Così non è stato.

 

Il tema tattico fondamentale della partita è stato orientato in maniera netta dagli uomini di Montella. Gestione del possesso palla al Genoa che, avanzando molti uomini, ha permesso alla Sampdoria di contrattaccare con efficacia e cinismo. Tempi perfetti di inserimento dei centrocampisti, movimento pendolare di Cassano per creare spazi da attaccare coi suoi passaggi illuminanti e tanta corsa equilibrata, mai scriteriata e sempre sul filo della fluidità. Il contropiede è stato senza dubbio l’arma tattica che ha deciso la partita. Il Genoa è sembrato in grossa difficoltà negli aggiustamenti difensivi e nel dinamismo dello stesso reparto arretrato. Troppo spesso i rossoblu si sono trovati a rincorrere i blucerchiati dopo aver perso palla. Un baricentro poco equlibrato che ha permesso agli uomini di Montella di scardinare le maglie difensive genoane con facilità per buona parte della gara. Come dissi tempo fa gli uomini chiave per il gioco dell’allenatore campano sono, al momento, Soriano e Cassano. Il primo deve dare qualità, cambio passo e inserimenti. Il secondo deve illuminare il gioco e creare per i movimenti senza palla dei compagni. Se a questo aggiungiamo i progressi di Barreto e Fernando (due incontristi) e il moto perpetuo di Eder e, soprattutto, Carbonero allora abbiamo un quadro più nitido delle ragioni per cui Montella abbia parzialmente abbandonato l’idea di tenere palla per giocare con una linea più bassa ma che permetta di aver campo da attaccare nella profondità. Il mister ha sicuramente dimostrato grande tenacia e attenzione nel mettere l’accento sulle caratteristiche tecniche dei propri giocatori rispetto alle sue idee radicali. Anche questo fa parte della crescita di un allenatore. Non significa abbandonare le proprie idee ma raggiungerle con i dovuti tempi, seguendo le dinamiche più congeniali allo sviluppo dei singoli calciatori. E’ così che la Sampdoria ha annichilito il Genoa per settanta minuti: pochi fronzoli, contropiedi di qualità e compattezza.

 

Quello che è successo nei restanti venti minuti è da film dell’orrore. Come si possa far rientrare una squadra già battuta in una partita di questa importanza mi risulta difficile da capire. Vero che il calcio spesso riserva questo tipo di situazioni ma è anche vero che non si possono commettere certi errori in un Derby. I due gol di Pavoletti e l’occasione fallita incredibilmente da Lazovic (ma Moisander cosa stava sognando in quel momento?) sono episodi che nel calcio ci stanno ma non in un Derby dominato e condotto in triplo vantaggio. E’ mancato pochissimo, davvero pochissimo per rovinare una delle migliori vittorie degli ultimi anni. Anche Montella ha le sue colpe. Eder e Cassano non andavano sostituiti con due giocatori ancora più offensivi e poco propensi al sacrificio come Correa e Muriel. Bastava uno dei due assieme a un centrocampista di copertura. Posso capire che sul 3-0 questo sia sembrato poco importante ma, dopo l’1-3, qualche campanello d’allarme avrebbe dovuto balenare nelle menti dello staff tecnico. 

 

La Sampdoria ha vinto meritatamente una gara importantissima giocando, finalmente, un calcio coerente, compatto e orientato alla transizione offensiva. La partita con la Lazio si è dimostrata, come ampiamente detto, il vero punto di svolta della stagione. Ora serve lavorare sulle ali dell’entusiasmo per la splendida vittoria e concentrarsi sui prossimi impegni, non dimenticandosi che gli ultimi venti minuti del Derby sono stati fra i più sofferti degli ultimi dieci anni.