Il commento tecnico: Tre schiaffi immeritati ma…

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Non sarò affatto influenzato dal pesantissimo risultato di San Siro nell’analizzare la prestazione della Sampdoria. I ragazzi di Montella ieri erano sul pezzo, se non altro da metà campo in su. Poi si possono fare mille valutazioni: a partire dalla drammatica posizione in classifica per continuare con l’episodio clamoroso del rigore non dato per fallo di mano di D’Ambrosio. Ieri la partita l’ha fatta la Sampdoria e questa non è affatto una considerazione soggettiva, magari pregna di faziosità, ma è confermata dai numeri che, non sempre ma spesso, tendono a far capire meglio del punteggio alcune dinamiche della gara.

 

Diciannove tiri della Samp contro tre dell’Inter (inutile dire che sono entrati tutti), 81% di passaggi riusciti contro 74%, 53% di duelli vinti contro 47% e un possesso palla decisamente a favore dei ragazzi di Montella (56% contro 44%). Dire che il Doria ha giocato e l’Inter ha vinto, però, non è del tutto corretto. La squadra di Mancini ha sfruttato le ripartenze e ha attaccato le lacune difensive della Samp in maniera spietata. Estremamente negativi sono stati i due gol subiti su palla inattiva. Nel primo la posizione (inutile) di Fernando sulla linea di porta  ha tenuto in gioco anche le bandierine del calcio d’angolo, nel secondo le marcature difensive sono state semi dilettantistiche (ma non punterò il dito su nessuno in particolare). A mio avviso la carta migliore giocata ieri da Montella è stata Ricky Alvarez, bravissimo per tutta la gara a dettare tempi offensivi con puntualità e concretezza. L’argentino mi era piaciuto moltissimo anche nel secondo tempo di Roma ma, inspiegabilmente, è stato tenuto fuori contro l’Atalanta. Ieri il suo inserimento ha portato maggiore dinamismo nei tre di centrocampo e ha permesso a Correa di giocare un pò più libero a livello tattico, mescolando i suoi movimenti da trequartista a seconda punta senza soluzione di continuità. A livello di fluidità di manovra la squadra di Montella è stata continua, corta fra i reparti, aggressiva e ben assortita nel suo attacco degli spazi. Sarebbe terribilmente errato non porre l’accento sulla prestazione della Sampdoria sotto questi punti di vista.

 

Ma allora come ha fatto la Samp a prendere tre gol se ha giocato meglio dell’Inter? Questa domanda sicuramente vi è frullata in testa e non può che avervi portato grande pessimismo, se proiettata nel futuro prossimo. Le ragioni sono essenzialmente tre, a mio avviso.

La prima va ricercata nella fase difensiva, una delle più negative e sgangherate dell’intera lega. Mancano proprio quegli automatismi che consentano di rischiare meno possibile e di modellarsi sull’avversario di partita in partita. Silvestre sul centro sinistra, in difficoltà ogni qual volta provi a impostare con il suo piede debole, Ivan e Cassani sulla destra (entrambi adattabili ma fuori ruolo, alla fine dei conti) e l’insicurezza di Ranocchia sono solo la punta dell’iceberg. Qui il problema, come già detto, è che si va in affanno in troppe situazioni di gioco (ieri è stata la volta delle palle inattive). Fare risultati importanti con una fase difensiva di questo livello mi sembra davvero difficile da concepire. Fino a che la squadra rimane corta e detta i tempi dal centrocampo le cose vanno decisamente meglio per la Samp. Appena la palla arriva nelle retrovie con un fuori programma (un banalissimo errore di posizionamento o di deconcentrazione) oppure come inizio della manovra allora si vedono tutti i limiti che hanno portato questa squadra a lottare per non retrocedere. 

 

La seconda ragione è prettamente psicologica: la Samp ha paura di retrocedere e questo lo si legge chiaramente nel linguaggio del corpo dei giocatori nei momenti di maggior difficoltà. Teste bassissime, sguardi che non si incrociano e quelle braccia aperte di chi non riesce a capacitarsi  di quello che sta succedendo. L’inerzia negativa e la clamorosa quantità di sfiga che il Doria si sta tirando dietro da mesi ne sono una parziale testimonianza. Ogni episodio negativo va a sommarsi al precedente e a quello prima e va a creare una impasse negativa di proporzioni mastodontiche. Questo è, secondo me, il primo vero avversario da battere ogni domenica. Sembra che non finisca mai e, se lo percepisono chiaramente i tifosi, figuratevi se non lo vivono loro che in campo ci vanno per davvero.

 

La terza ed ultima ragione riguarda la continuità tattica. Ieri la Samp ha fatto intravedere un barlume di identità ma si è squagliata sotto i colpi interisti e non è mai stata in grado, almeno fino ad oggi, di creare continuità da una partita all’altra. Solo nelle ultime settimane siamo passati dalla trasferta di Roma, positiva sostanzialmente ma completamente diversa a livello di prestazione fra primo e secondo tempo, alla noia e alla insicurezza contro l’Atalanta. Per finire con una prestazione positiva, quella di ieri, accompagnata, però, da un risultato negativo netto e spietato. Quello che non si capisce ancora è che tipo di squadra sia la Samp. C’è una confusione nell’aria che annebbia molto la vista dei suoi interpreti. Le costanti, al momento, sono che non si vince mai, non si fanno punti, si prendono una montagna di gol, che la posizione di classifica peggiora costantemente e che non si riesca a percepire quella solidità e concretezza che sono elementi fondamentali per non retrocedere in serie B. Ora la Sampdoria è attesa da partite cruciali e non ci arriva nel momento migliore. Da qui, però, passa tutto quanto.