Il commento tecnico: Un pareggio senza punti

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Ieri allo stadio Olimpico è successo di tutto e, dal punto di vista tattico, qualunque considerazione deve tenere conto di alcune variabili del tutto non ordinarie. L’intervallo lungo più di un’ora è sicuramente l’elemento di maggiore rilevanza perchè ha, in qualche modo, deviato l’inerzia della partita rendendo inevitabilmente i due tempi di gioco due partite nettamente distinte.

Nella prima la Sampdoria ha giocato benissimo, senza fronzoli e con una solidità mentale da grande squadra. Reparti corti, giocate di prima abbinate a piccoli movimenti senza palla perfettamente funzionali, attacco della profondità e uno spiccato dinamismo nel ribaltamento da fase difensiva a offensiva. A centrocampo il ritmo è stato sempre molto alto, scandito da un sontuoso Torreira e accompagnato dagli ottimi Linetty e Barreto. Ricky Alvarez è stato il vero valore aggiunto nella manovra. L’argentino ha lavorato tantissimo in fase di non possesso, garantendo una buona dose di qualità una volta entrato in controllo del pallone. Davanti le note più positive con un Muriel in stato di grazia e un Quagliarella in crescita continua all’interno dei meccanismi di coach Giampaolo. Uno degli aspetti maggiormente positivi della prestazione di ieri, secondo me, risiede nel senso di identità mostrato dal Doria fin dal calcio d’inizio della partita. La rete di Salah, infatti, non ha minimamente scalfito le intenzioni bellicose dei blucerchiati ne ha modificato in alcun modo il piano partita. Questo, a mio avviso, è sintomo che a Bogliasco si lavora tanto e bene. Le difficoltà maggiori incontrate dalla Sampdoria riguardano non tanto la fase difensiva in generale ( a me sono piaciuti i due centrali) quanto la corsia di sinistra prima con Pavlovic, inguardabile tutto il primo tempo, poi con Dodò, ancora decisamente spaesato e contratto dall’inerzia negativa della scorsa stagione.

Il secondo tempo, o meglio la seconda partita, è stato di tutt’altra tonalità. La Roma è rientrata dagli spogliatoi con una carica fortissima, spingendo molti uomini in avanti (quasi sempre sette), ispirata dal suo capitano, ieri divino nel premiare con passaggi illuminanti qualsiasi taglio o inserimento verso la porta. La Sampdoria ha cercato di attutire il colpo, subendo solo il gol del pareggio. Negli ultimi quindici-venti minuti l’equilibrio si è fatto via via più concreto. L’episodio del calcio di rigore è incommentabile ed esula da qualsiasi tipologia di analisi tecnico-tattica. Il mio pensiero, tuttavia, è esattamente quello espresso dal buon Ricky Alvarez e che gli è costato perfino una beffarda espulsione a partita finita. Tornando all’analisi del secondo tempo ci si può interrogare sulle ragioni di una prestazione tanto diversa rispetto a quella del primo da parte della Sampdoria. Il fatto è che la Roma è una grandissima squadra che può permettersi di cambiare in corsa senza perdere qualità anzi, probabilmente, guadagnandone nell’immediato. Normale, insomma, pensare a una squadra giallorossa all’arrembaggio con tutti gli effettivi alla ricerca costante della vittoria. La Sampdoria ha fatto la sua partita, anzi le sue due partite. Ci sono moltissimi elementi positivi in quello che sarebbe stato a tutti gli effetti un pareggio, non dimentichiamolo. Perché se cambiamo completamente la valutazione di una così buona prestazione solo perchè non sono arrivati punti commettiamo tutti un grosso errore. Se lo facciamo, inoltre, dopo aver subito una ingiustizia colossale, che comunque non costituisce un alibi, allora forse è meglio se il calcio da tifosi non lo guardiamo più.