Il commento tecnico: Un punto per la continuità

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Diciamoci la verità: prima della partita di Empoli avremmo firmato tutti per un pareggio. La maturazione effettiva del punto, però, lascia l’amaro in bocca perchè, per come si era messa la gara, era forse più facile vincerla che pareggiarla, a dieci miseri minuti dalla fine. Sta di fatto che il risultato appare giusto per quello che si è visto in campo nell’arco dei novanta minuti di gioco. 

 

Il primo tempo è stato quasi totalmente di proprietà della squadra di Giampaolo. La prima mezzora, per la precisione, è stata un dominio quasi totale dei padroni di casa. Le difficoltà difensive incontrate dalla Sampdoria sono sembrate subito molto evidenti sia a metà campo sia sulle fasce laterali. I toscani, bravi nel gestire la palla con ritmi molto alti, hanno attaccato con molti uomini la retroguardia blucerchiata cercando spesso la superiorità numerica sulle fasce tramite sovrapposizioni e inserimenti. Per capire bene le difficoltà incontrate dai ragazzi di Montella è bene porre l’attenzione sulla dispozione in campo dei toscani. L’uomo chiave nella fase di costruzione offensiva è, senza dubbio, Riccardo Saponara. La sua posizione è spesso ingannevole per le difese avversarie. L’ex milanista si muove in maniera costante sia da trequartista che da falso nueve. Se avete prestato attenzione al movimento dei due attaccanti, Pucciarelli e Maccarone, avrete sicuramente notato come questi siano molto bravi ad allargarsi nella ricezione del pallone nelle zone che vanno dal limite laterale esterno dell’area di rigore a quello della linea di fallo.  Questi movimenti, caratteristica costante del gioco dei toscani, permettono di creare lo spazio per i centrocampisti e, soprattutto, per Saponara, vero centravanti di questa squadra. La ricerca della profondità laterale e della conseguente superiorità numerica sono state, assieme alla posizione di Saponara, il problema principale del primo tempo negativo della Sampdoria. Lo scarso filtro a centrocampo, inevitabile se giochi con Soriano e Alvarez sulla linea mediana, ha caricato enormemente di pressione tattica Fernando. Il brasiliano si è dovuto prendere cura di Saponara e, allo stesso tempo, di gestire la linea del baricentro blucerchiato, spesso troppo bassa nella prima mezzora. Se a questo aggiungiamo la superiorità numerica a centrocampo dei toscani (4vs3) e la maggiore intensità di corsa nel ricercare il pallone allora abbiamo una base di partenza per capire le difficoltà incontrate nel primo tempo dalla Samp. Altro elemento abbastanza problematico è stato il gioco sulle fasce, spesso impedito e contrattaccato da un Empoli molto coerente nella proposizione offensiva tramite sovrapposizioni e 1vs1. De Silvestri, soprattutto nel primo tempo, è stato spesso fuori posizione (a volte troppo accentrato) mentre Dodò ha palesato le solite difficoltà nelle letture difensive (elemento che bisogna mettere in preventivo ogni qualvolta lo si vuole schierare a fianco di una difesa a tre). Montella sa che giocare con questi ottimi giocatori offensivi toglie inevitabilmente equilibrio alla fase difensiva, almeno fino a che certi meccanismi non verranno assimilati in maniera ottimale. 

 

Quello che mi ha sorpreso positivamente, e che aumenta di molto i rimpianti per la mancata vittoria, sono i primi venti minuti del secondo tempo. La Sampdoria ha giocato in maniera fantastica con una gestione del pallone estremamente qualitativa e di grandissimo spessore tecnico. Migliore è stato il palleggio e decisamente maggiore è stata l’intensità difensiva, soprattutto a centrocampo dove il pressing sul portatore è stato più alto e deciso. Si sono visti sprazzi di grande Sampdoria con un Empoli in grandi difficoltà psicofische. La Samp avrebbe dovuto chiudere la gara ma non ci è riuscita, nonstante le opportunità create da un monumentale Fabio Quagliarella, ancora una volta uno dei migliori in campo. I cambi di Montella, questa volta, non hanno sortito l’effetto sperato, anzi. Correa, entrato al posto di Cassano, ha perso tutti i palloni toccati, o quasi, e non ha completato diversi passaggi importanti sulla trequarti (fondamentali per allentare la pressione). C’è da dire, a favore del mister, che probabilmente tutti avremmo fatto questa sostituzione in quel momento della partita (anche se forse inserire Barreto per essere più coperti sarebbe stata la mossa più giusta). Pessimo, davvero pessimo è stato il cambio di Lazaros per Dodò. Inutile dire che la soluzione migliore sarebbe stata quella di inserire Silvestre e passare a una difesa a cinque più abbottonata al centro, così come è successo a Verona una settimana fa. L’inserimento del greco, pessimo difensore in senso assoluto, non ha dato alla Samp quella densità difensiva e quella sicurezza necessaria per portare a casa una vittoria che sembrava ormai cosa fatta. Nemmeno il tempo di entrare ed ecco subito una percussione sulla sinistra, accompagnata da una paio di palloni persi e dal fallo inqualificabile che ha generato la punizione dell’1-1, completato da una marcatura dilettantistica di Cassani su Laurini. Mister Montella in questa situazione ha sicuramente commesso un grave errore di valutazione. Può succedere una volta ma non deve capitare ancora, soprattutto in una situazione di vantaggio come quella di sabato sera. 

 

Un pareggio importante per la classifica ma che non tranquillizza ancora del tutto per quanto riguarda la questione salvezza. La Sampdoria è chiamata, contro il Chievo, a quella che potrebbe essere la partita più importante della stagione. Tre punti domenica e la salvezza sarebbe una pratica virtualmente risolta.