Imprescindibile Zapata: la Sampdoria riscopre il centravanti

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Le prestazioni positive di Zapata rilanciano la figura del centravanti alla Sampdoria dopo anni: merito, anche, di Giampaolo

In estate molti fra i tifosi blucerchiati si dicevano soddisfatti dell’acquisto di Zapata da parte della Sampdoria. Partito Schick serviva effettivamente un sostituto all’altezza, in grado di garantire un certo numero di reti che la squadra di Giampaolo, con le cessioni del ceco, di Muriel e di Fernandes, aveva perso durante il calciomercato estivo. C’era però un fattore che remava contro la buona riuscita dell’operazione, non tanto legato al fatto che Zapata, nel biennio passato ad Udine, non si fosse mai rivelato un bomber di razza, ma piuttosto dovuto al tipo di giocatore, alla figura stessa del centravanti. Come ben ricorderanno i tifosi della Sampdoria, infatti, era dai tempi di Pazzini e, se si vuole, dall’anno in Serie B con Pozzi che la squadra blucerchiata faticava a trovare prime punte di valore. Gli ultimi tre centravanti passati da Genova, infatti, avevano fallito miseramente, e ciò sembrava fosse dovuto anche al modo di giocare della squadra blucerchiata.

Bergessio, Rodriguez e Budmir incarnavano bene, forse con l’eccezione dello spagnolo, la tipologia di giocatore alla quale appartiene anche Zapata: prime punte di peso, abili a difendere il pallone e nei colpi di testa, arieti da area di rigore insomma. L’argentino era arrivato, nella stagione 2014/15, come il colpo dell’estate, ma un po’ l’esplosione di Okaka – un’eccezione in questo senso, anche se il lavoro richiestogli da Mihajlovic lo qualificava ben poco come prima punta -, un po’ il feeling perso con la porta, lo avevano portato presto ai margini della squadra, costringendolo a cambiare aria già a gennaio. Se Rodriguez è stato un vera e propria meteora durante l’anno di doppia gestione Zenga-Montella, poco più si può dire che abbia fatto Budimir, tagliato da Giampaolo a metà campionato per le caratteristiche tecniche poco confacenti al modulo.

Il rischio che si correva con Zapata, dunque, era alto: il colombiano avrebbe potuto rischiare di integrarsi poco nel modulo dell’allenatore svizzero, che, fino allo scorso campionato, prevedeva un gioco basato principalmente sugli scambi a terra, su pochi palloni alti e dialoghi nello stretto. Invece, il colombiano, da quando è arrivato a Genova, è letteralmente esploso: non solo è un titolare fisso, ma ha impressionato sia i tifosi che lo stesso allenatore per le qualità, finora evidentemente inespresse, nella gestione della sfera. Dopo diversi anni, dunque, la figura del centravanti è tornata in auge nel modulo blucerchiato, e con risultati molto positivi. I meriti vanno divisi equamente fra lo stesso Zapata, certamente un attaccante di rango superiore ai tre suddetti, e Giampaolo, bravo nel capire che quest’anno il tipo di gioco della sua squadra doveva, in seguito ai movimenti di mercato, essere cambiato: non più la velocità e i dribbling di Muriel e Schick, ma la fisicità di Zapata. Lo spot perfetto di questo cambiamento nel modo di giocare è stato il derby, con Zapata che è risultato decisivo come nessun attaccante, lo scorso campionato, avrebbe mai saputo essere: prima una spizzata sul rinvio per lanciare Ramirez, poi la difesa del pallone e l’assist per Quagliarella. Il nuovo modo di giocare dei blucerchiati, insomma, funziona: e la Sampdoria può finalmente dire di aver trovato nuovamente un centravanti degno di questo nome.