Keita si racconta: «Sono un privilegiato. Razzismo? Mi fa incazzare»

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© foto www.imagephotoagency.it

Keita Balde, attaccante della Sampdoria, si racconta a margine della conferenza stampa in occasione della premiere del documentario Brothers

Keita Balde, attaccante della Sampdoria, presenta il suo progetto sociale e si racconta a margine conferenza stampa virtuale in occasione della premiere del documentario Brothers.

PROGETTO – «Sono in Italia da molto tempo, più che in Spagna. Se non avessi visto quel video non sarebbe cambiato nulla. C’è qualcosa che non sta andando nel verso giusto. Chi sono? Sono un ragazzo di 25 anni che gioca a calcio».

SOLUZIONI – «È una questione di organizzazione e di voglia di fare. Se non fossi uscito allo scoperto questo argomento non sarebbe venuto alla luce, nessuno lo guarda, nessuno gli dà importanza. Dobbiamo trovare più soluzioni. Se ti dico la verità, fino a quel momento non me ero accorto, ma dopo aver visto quel video ho capito. Sono stato fuori dalla Spagna per molti anni e non sapevo che fosse questa la situazione».

IMPEGNO SOCIALE – «Ci siamo imbattuti in pietre pur avendo i soldi. La cosa più importante era dove dormire. Ci è voluto un po’ perché non riuscivamo a trovare il posto, il fatto che trovi pietre nella situazione in cui vuoi aiutare ti fa pensare a come siamo messi. Con dieci miei amici di pelle nera siamo andati per provare ad affittare qualche stanza d’albergo, per vedere se guardano la mia pelle o il mio aspetto. Allora chiederei loro: perché avete detto di no in estate. Vorrei vedere cosa mi risponderebbero. Se arrivo con una buona giacca, una buona macchina non ci sono problemi. Non gli dispiace in questo caso se sono nero. Invece, se entra un lavoratore a giornata, con la giacca strappata…».

VITA QUOTIDIANA – «Fuori dal campo cerco di vivere una vita molto calma, godendomi le piccole cose quotidiane perché non voglio uscire dalla realtà. Voglio una vita calma, in salute, desidero che la mia gente stia bene. Questa è la vita reale: qualcuno che si alza alle 7 del mattino per lavorare. Siamo privilegiati e dobbiamo approfittarne. Quando torno in quel contrasto: essere negli spogliatoi di una squadra di calcio, do tutto perché mi sento fortunato. Quando vedo qualcuno di triste nello spogliatoio penso che a volte siamo tristi per delle sciocchezze, i veri problemi della vita sono altri».

RAZZISMO – «Mi incazzo quando vedo questo genere di cose. Nel 2021 vedi certe cose, senza poter fare nulla: vedi così tante ingiustizie in giro per il mondo e pensi che accadono più cose brutte che belle, ma nonostante tutto cerchi sempre di essere positivo. Cerchi di fare quello che puoi, perché sei cresciuto in questo modo. Quando vedi tutte queste ingiustizie sei triste ma cerchi di andare avanti».

SOGNI – «Chi mi avrebbe detto quando ero piccolo che avrei vissuto così? I miei amici mi avrebbero preso per pazzo. Si tratta di trasmettere i tuoi sogni. Ho fatto questa cosa di Lleida perché domani lo farà un altro».