Lo scopritore di Defrel: «A 17 anni giocava fra gli amatori a Parigi»

Defrel Sampdoria
© foto Mg Genova 02/09/2018 - campionato di calcio serie A / Sampdoria-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Gregoire Defrel

Palmieri racconta la storia di Defrel: «Fino a 17 anni giocava nei campionati amatoriali! Mi impressionò subito, Samp club ideale per lui»

L’attenzione mediatica intorno a Gregoire Defrel, dopo le doppiette rifilate a Napoli e Frosinone, è in questo momento particolarmente alta. L’attaccante francese, reduce da un anno a dir poco negativo alla Roma, alla Sampdoria ha ritrovato la fiducia che gli era mancata lo scorso anno e sta facendo innamorare di sé i tifosi blucerchiati. Se in molti si meravigliano del rendimento del centravanti, ciò non rappresenta una sorpresa per Francesco Palmieri, colui che a tutti gli effetti può essere definito lo scopritore di Defrel. L’attuale responsabile delle giovanili del Sassuolo all’epoca lavorava per il Parma: «Avevo un amico procuratore, Malick Ba, che viveva a Bologna e peraltro adesso è mancato. Mi tartassava: “France, devi vedere sto ragazzo, gioca in un campionato amatori di Parigi, è fortissimo, non costa niente”. Io ero al Parma e un giorno lo feci provare con le giovanili».

Nonostante qualche difficoltà iniziale, Defrel si impose subito all’attenzione degli addetti ai lavori della squadra crociata: «Era sovrappeso – continua Palmieri a Il Secolo XIX -, non era mai uscito da Parigi ma in quell’amichevole mi impressionò per velocità, controllo di palla e sinistro. Lo presi. Al Parma giocò in Primavera e mi colpi per la sensibilità, la timidezza è la bontà d’animo. In campo un talento puro. E pensate che fino a 17 anni giocava nei tornei amatoriali per divertimento. Se può ancora crescere? Sì, dipende da quanto si sente coccolato e considerato. Ora molto, e si vede alla domenica. Conoscevo il suo potenziale e sono tra i pochi che non sono stupiti dei quattro gol: la Samp è un club ideale per chiunque. I tifosi ti coccolano, esaltano. Uno come lui – conclude Palmieri – li può diventare un gigante».

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