Mejani, genovese in Messico: «Ora tutta la mia famiglia tifa Samp»

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© foto SampTV

Enrico Mejani, genovese trapiantato in Messico: «Ho trasmesso alla mia famiglia l’amore per la Sampdoria». Il figlio Gianpaolo: «Vorrei vestire la maglia blucerchiata da calciatore»

Per questioni di lavoro, Enrico Mejani, genovese e sampdoriano, ha girato spesso il mondo e circa quindici anni fa si è fermato in Messico, a Guadalajara, mettendo su una numerosa famiglia. Impossibile, però, tagliare il filo che lo lega alla sua città natale e alla sua squadra del cuore: «Ho 58 anni e tifo Sampdoria dal 1969 – racconta ai microfoni di SampTV -. Mi è sempre piaciuta l’America Latina e ho vissuto con compagnie di navigazione in Cile e Venezuela, per poi spostarmi in Messico nel 2001. L’anno dopo ho conosciuto mia moglie, con cui ci siamo dedicati a fare figli: abbiamo quattro bambini piccoli, conosco poco il Messico come turista perché ho dovuto mantenerli (ride, ndr). Siamo una famiglia un po’ particolare, ci sono tre culture: mia moglie è messicana, ma ha origini cinesi. Per forza di cose, anche lei è stata coinvolta nell’essere sampdoriana e ogni tanto segue le partite. I nostri figli sono tutti maschi: uno di 12 anni, uno di 10 e due gemelli di 7 anni. Gianpaolo, Gabriele, Gianluca e Mattia. Gianpaolo, il più grande, gioca nelle giovanili del Chivas, che è la squadra più famosa del Messico, in cui possono giocare solo messicani».

Mejani passa poi a raccontare come i suoi figli si siano innamorati dei colori blucerchiati: «Il fatto che loro padre si svegli alle 8 del mattino per vedere la partita sicuramente li ha incuriositi e li ha fatti appassionare al calcio, ma soprattutto alla Sampdoria. La maglia è la più bella del mondo, ha un impatto forte, e non lo diciamo solo noi. Anche il nome li ha attratti – spiega – abitando in Messico naturalmente non hanno idea di cosa sia la Sampdoria: ho spiegato loro della fusione delle due squadre. Con gli anni, la Samp si è conquistata una fama a suon di risultati e trofei, quindi è una squadra che ha un prestigio riconosciuto».

I 10mila chilometri di distanza che lo separano da Genova non gli permettono di assistere di persona ai match, ma ogni tanto capita l’occasione per poter tornare a rivivere l’atmosfera del “Ferraris”: «Vivendo così lontani, si è legati ancora di più alla propria squadra del cuore: mi manca più del pesto e della focaccia. Attraverso la Rai, le tv genovesi e SampTV sono sempre aggiornato, sono entrato anche in gruppo Whatsapp di sampdoriani. Cerco di tornare a Genova una volta l’anno, possibilmente facendo coincidere il periodo con una partita della Samp, come successo a Natale dell’anno scorso. Speriamo che anche nel 2018 si possa ripetere».

Anche il figlio maggiore, Gianpaolo, ha voluto raccontare la sua passione davanti alle telecamere di SampTV: «Quando ero piccolo mi piaceva molto più il Milan, ma adesso che sono più grande voglio vedere le partite della Sampdoria. Assistere a una partita della Sampdoria al “Ferraris” è una bella emozione, lì ho visto i miei giocatori preferiti, come Torreira e Praet. Gioco nelle giovanili del Chivas nel ruolo di centrocampista, credo di essere bravo e mi piacerebbe diventare come Torreira. Gioca molto bene e anche dalla tv si vede che dà sempre il 100%. Il mio sogno è quello di diventare calciatore: se ci riuscissi – rivela – mi piacerebbe molto giocare nella Samp».

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