Murru ammette: «Tifosi, avevate ragione a criticarmi. Ora sogno l’Italia»

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© foto Valentina Martini

Murru fa mea culpa per la scorsa stagione e spiega il cambiamento: «Ora conosco gli schemi e mi sento sicuro. Obiettivi? Non parlo di Europa»

Nicola Murru è senza dubbio una delle principali sorprese della Sampdoria di quest’anno. Il terzino sardo, che lo scorso anno non ha certo fatto innamorare di sé gran parte del pubblico blucerchiato per via dei numerosi errori commessi, in questa stagione sembra aver ritrovato sicurezza e fiducia, conquistando i supporters doriani. «Per noi calciatori i social spesso sono il termometro – ammette il terzino. Si fa presto a dire “non guardarli” ma prima o poi ci caschiamo tutti. È vero, l’anno scorso spesso venivo criticato. Ma era giusto, avevano ragione, non riuscivo a dare il meglio di me. Però devo essere onesto, Marassi pieno ti mette pressione, ma lo stadio non mi ha mai fatto pesare nulla. E ora è gratificante sentire gli applausi. Senza contare che io ho la testa per reggere gli attacchi, capisco che fanno parte del gioco».

Murru prova poi a spiegare la metamorfosi di quest’anno: «Innanzitutto è importante giocare con continuità. Quest’anno non sono mai finito in panchina, ti dà una carica enorme. Poi è tutta la squadra a funzionare. Avevo bisogno di tempo per abituarmi al lavoro del mister, è molto esigente, e io dodici mesi fa non ero riuscito a svolgere la preparazione per un infortunio, con Giampaolo equivale ad una mazzata, perché lui in ogni stagione riparte da zero. Così a luglio mi sono trovato in seconda elementare senza che avessi fatto la prima: mi sono messo d’impegno, corso accelerato, due anni in uno e ora mi sento padrone degli schemi e sicuro di me. Senza l’autostima un intervento come quello di Bergamo non riesce – spiega il numero 29 ai taccuini de La Repubblica, combini frittate come il fallo di mano di Firenze che ci ha sbattuto fuori dalla Coppa Italia. Nazionale? L’Italia è un sogno, la maglia azzurra un’aspirazione legittima per ogni calciatore ambizioso. E io lo sono. Consapevole però che può arrivare solo se faccio bene nella Samp. Confido nell’aiuto di Giampaolo, a cui devo tanto. Punta molto sulla sicurezza in te stesso. Dice che ti regala lucidità in campo. La differenza fra il prendere la palla o commettere rigore su Zapata».

Tornando indietro allo scorso anno si può dire che la scelta di mollare tutto e trasferirsi a Genova sia stata azzeccata, ma, da sardo doc, Murru ha avvertito tutta la pesantezza di un simile cambiamento: «Fino ad allora non ero mai uscito di casa, non avevo mai lasciato la Sardegna, a cui resto molto legato. Lo spogliatoio del Cagliari era la mia seconda casa, non è stato facile all’inizio, vivere da solo, senza i genitori, imparare a cavarmela. Ora sono ‘single’, la sera esco con qualche mio compagno, a Genova mi trovo a meraviglia. È una città che non ti soffoca. Posto tranquillo, clima ideale, tifosi splendidi e rispettosi. Cosa possiamo fare? Con la testa giusta, possiamo battere anche la Juve. Quanto alla difesa, il primato ci riempie di orgoglio. Sia chiaro, il merito è di tutti, da martello Giampaolo agli attaccanti, passando per i difensori e i centrocampisti che si ammazzano di lavoro. Di Europa però non parlo – chiude con diplomazia Murru –, sono scaramantico, dobbiamo solo pensare a battere il Sassuolo».

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