Mustafi-Skriniar, cessioni a confronto: la Sampdoria ha imparato a vendere

Skriniar sampdoria
© foto www.imagephotoagency.it

Mustafi e Skriniar, due cessioni eccellenti i cui ritorni economici sono stati ben differenti: la Sampdoria ha imparato a vendere

L’inizio di calciomercato della Sampdoria, per ora, è stato contraddistinto da cessioni eccellenti: a fronte degli arrivi di Nicola Murru e di Gianluca Caprari, infatti, la società blucerchiata ha ceduto – o sta per farlo – ben quattro pezzi pregiati della scorsa stagione. Patrick Schick è da considerarsi ormai un giocatore della Juventus, Bruno Fernandes ha firmato per lo Sporting Lisbona, Luis Muriel si accaserà ufficialmente al Siviglia nel corso della prossima settimana, mentre Milan Skriniar è da ieri ufficialmente un giocatore dell’Inter. Cessioni, queste, certamente importanti a livello di rendita, che, se nell’immediato non riempiranno le casse della società blucerchiata, consentiranno però a quest’ultima di autosostenersi economicamente nel lungo periodo. Una cosa, in particolare, va però notata: se per una società di medio livello come la Sampdoria è necessario vendere i propri gioielli per finanziare il proprio mercato ad ogni sessione, va detto che spesso si è imputata alla società di Corte Lambruschini una scarsa capacità di trarre profitto dalle cessioni, un trend che, ultimamente, sembra essersi positivamente invertito.

Consideriamo la vendita di Skriniar all’Inter. Dopo un primo momento in cui i blucerchiati sembravano intenzionati a trattenere il giocatore, si è poi arrivati ad un’intesa con la società nerazzurra, che, fra parte fissa e valutazione del cartellino di Caprari, è arrivata ad offrire una cifra di poco inferiore ai 30 milioni. Un’operazione molto vantaggiosa per la Samp, che un anno e mezzo fa aveva acquistato il difensore dallo Zilina per circa un milione di euro. Se confrontata con la cessione di un altro centrale esploso in maglia blucerchiata come Skhodran Mustafi, ceduto al Valencia tre anni fa per 8 milioni – più una percentuale sulla futura rivendita -, la differenza salta immediatamente all’occhio. Quello che adesso è un pilastro dell’Arsenal e della Mannschaft fu ceduto per una cifra che, se confrontata con quella incassata per Skriniar, appare ora davvero risibile. Certo, nel triennio passato le cifre del calciomercato hanno subìto un’impennata generale consistente, tanto che non ci si stupisce più di trasferimenti a tripla cifra in giro per l’Europa. Ma non era affatto scontato che la Sampdoria riuscisse ad adeguarsi, tanto più nelle trattative con società “amiche” come l’Inter, società con la quale sono stati conclusi in passato numerosi affari. Se dunque, per un club che non può contare su risorse economiche illimitate in sede di mercato, è imprescindibile vendere, è bene perlomeno imparare a vendere bene. Una lezione che la Samp, a quanto è dato vedere, sembra aver – finalmente – imparato.

Articolo precedente
La Sampdoria apre al ritorno di Èder: da valutare le intenzioni dell’Inter
Prossimo articolo
Ritorni di fiamma: non tutti sono come Quagliarella