Osti e Pradè in coro: «Bisogna lavorare meglio sui giovani»

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Osti e Pradè su mercato, procuratori e l’importanza dei settori giovanili: «Servono le seconde squadre»

I dirigenti blucerchiati Carlo Osti e Daniele Pradè, intervenuti ad un tavolo tecnico assieme ad altri esponenti delle società liguri, provenienti da tutte le realtà regionali come Genoa, Spezia ed Entella, hanno svariato su tanti temi legati al mondo del calciomercato ma anche, più in generale, sulla situazione dell’Italia del pallone. Entrambi i dirigenti convergono su molte tematiche, come la necessità di lavorare meglio sui settori giovanili per formare i nuovi campioni del domani; la notizia, accolta con favore, della chiusura anticipata del mercato e il difficile, ma non sempre, rapporto con i procuratori: «Nel 2006 l’Italia è diventata campione del mondo, 12 anni dopo siamo fuori dai mondiali – afferma Osti, come riporta il Secolo XIX -. Abbiamo perso credibilità e c’è stata una politica tecnica sbagliata. Vedo tanti problemi e poca volontà di risolverli. Servono le seconde squadre, bisogna lavorare meglio sui giovani e intervenire sui troppi stranieri».

Pradè concorda sull’importanza dell’Accademy: «Ho avuto la fortuna di lavorare in club che danno grande peso al settore giovanile. La seconda squadra aiuterebbe: vedi il giocatore in un torneo vero, lo segui meglio, gli trasmetti identità. Ma essere out al Mondiale può rivelarsi positivo, può indurci a pensare. Le classifiche ricalcano i fatturati? Sì, ma siamo l’unico torneo europeo aperto. Impossibile emulare le formule dell’NBA: nel calcio non puoi distinguere i campioni in fasce precise di valore». Prosegue Osti rimarcando la questione economica che, nel calcio di oggi, è fondamentale: «I soldi fanno la differenza. Gli scudetti di Cagliari e Verona sono irripetibili. Chi vince guadagna sempre più, la differenza aumenterà. L’Atalanta è la provincia che si è ribellata».

Il calciomercato terminerà presto nella sessione estiva ma Pradè pensa che anche l’invernale dovrebbe cambiare: «Forse si può ridurre anche gennaio. Ma chiudere l’estivo al 18 agosto è un passo importante. Abolizione dei prestiti? Noi, di regola, puntiamo all’acquisizione diretta dei cartellini. Ma togliendo i prestiti sarebbe difficile muoversi nel sistema». Osti gli fa eco: «Il problema erano le prime due gare col mercato aperto. Più difficile limitare gennaio, che a volte è utile per anticiparsi in vista dell’anno dopo. Il problema maggiore è stato abolire le compartecipazioni che ha migliorato qualcosa sotto l’aspetto dei bilanci ma ha creato ostacoli nel far crescere i giocatori con l’ausilio di due club. Magari mandi uno in prestito in una società dove nel corso dell’anno cambiano tante cose e non riesci a seguirlo come vorresti». I procuratori spesso sono indicati come il male del calcio, ma Osti non fa drammi: «Sempre esistiti i procuratori e ci saranno sempre. Alcuni hanno più potere ma pure noi abbiamo imparato a fare qualche capriola. Servono rapporti chiari». Ancora più lapidario Pradè: «Non ci poniamo il problema, lavoriamo con chi vogliamo e cerchiamo di trarre beneficio da ogni situazione».