Pecini svela i segreti della Sampdoria: «Giampaolo è esigente»

Pecini Sampdoria
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Uno dei valori aggiunti della Sampdoria è Pecini: lo scopritore di talenti racconta il mondo dello scouting

Bisogna essere curiosi, affamati di conoscenza, parlare poco e ascoltare tanto: queste le regole di Pecini per chi volesse intraprendere il mestiere di talent scout. In un mondo, come quello del calcio, dove molti si improvvisano – a posteriori – grandi esperti, la bravura nel saper individuare il giocatore giusto al momento giusto passa attraverso uno studio che nessuno può insegnarti. Sulle pagine di Gazzetta dello Sport, Pecini cerca di spiegare come funziona il mondo dei selezionatori di talenti, sottolineando che non è solo questione di saper riconoscere il giocatore più forte: «Vedere una partita e individuare il più forte è facile, possono farlo tutti. La difficoltà vera è capire: va bene per me? Può fare il lavoro di cui ho bisogno? L’incognita nella selezione del talento è la testa, il resto lo fa l’allenatore. Prendo informazioni sulla famiglia, sul contesto da cui proviene, poi mi fido delle sensazioni. Cerco ragazzi che abbiano voglia, per cui la Sampdoria non sia un ripiego, e con tanta intelligenza cognitiva perché Giampaolo in quello è esigente. Se un ragazzo di diciotto anni parla quattro lingue, è probabile sia svelto nell’apprendimento. Poi evito chi crea problemi: uno sregolato rovina l’ambiente, un timido non sarà mai un leader ma magari darà sempre il 100%».

Cosa cerca un osservatore? E quale ruolo viene maggiormente richiesto sul mercato? Pecini non ha dubbi che i cambi tattici hanno portato una forte richiesta di terzini validi: «Ci sono criteri oggettivi per l’alto livello: per esempio, ho visto un solo centrale di 1.75 giocare una finale dei Mondiali: meglio che in quel ruolo ci siano i centimetri. Poi dipende dal club in cui operi: certi prediligono la struttura fisica perché paga nel breve e altri la tecnica che lo fa a lungo termine. Però per me non si sbaglia un giocatore, semmai si prende un giocatore non adatto in quel momento a quella squadra. Io un ragazzo prima lo scelgo, poi guardo le statistiche. Gli inglesi hanno dipartimenti che studiano numeri, per me sono solo un supporto. In una punta di 24­-25 anni i numeri contano, in una di diciannove no. Se avessimo ragionato coi numeri, Schick non l’avremmo preso. Attualmente i terzini sono i più ricercati: tutti li vogliono perché non ce ne sono. C’è stata una moda post­guardiolista che ha portato gli esterni d’attacco a giocare terzini, perché tutti cercavano spinta e qualità. Ora si torna alla ricerca del terzino puro, che sa difendere, ma quel tipo di giocatore non è stato prodotto. Poi i difensori da linea a tre e le seconde punte: il 4­3­3 è in calo».

Il lavoro da scout è difficile e fisicamente duro: «Facciamo riunioni bimestrali, che producono dei nomi da seguire e relazionare. Abbiamo uno staff di 5 osservatori professionisti più un coordinatore, ognuno nel fine settimana è via. Ci sono due tipi di viaggi. Le grandi manifestazioni sono belle, divertenti, i viaggi di un normale weekend molto più duri. Esempio: 9 partite in 3 giorni. Magari piove, non danno le formazioni e il campo non ha le tribune. Se si parte il venerdì e si rientra il lunedì, martedì è di riposo, per forza. Mercoledì può diventare il giorno delle relazioni: per ognuna serve un’ora. Lo stipendio è sui 3.000 euro al mese, rimborsi esclusi. Una relazione è fatta da due righe di nota per la partita, risultato e condizioni del campo. Poi le voglio discorsive, su quattro macro aree: tecnica, fisica, mentale, tattica. Poi un giudizio finale con una votazione, da 6 a 10. Non esiste un corso che lo insegna: osservatore si diventa facendolo. La cosa più facile è affiancare qualcuno all’inizio, poi vedere più partite possibile e soprattutto studiare. Io ho cominciato intorno ai 21 anni dopo aver lasciato l’università. Guardavo partite anche di notte, di ogni livello: serve per fare un archivio mentale, costruire dei parametri. Infine, è importante saper raccogliere informazioni: parlare poco, ascoltare tanto, sviluppare contatti senza esporsi, portare notizie».

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