Praet attacca Martinez: «Sono deluso. L’Italia sarebbe felice di avermi»

Praet Sampdoria
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Il centrocampista della Sampdoria contesta la mancata convocazione dopo un inizio di stagione da assoluto protagonista

Dopo aver conquistato il posto da titolare nella Sampdoria di Marco Giampaolo, l’obiettivo di Dennis Praet è quello di risultare tra i prescelti dal Belgio per i prossimi Mondiali di Russia 2018. Sarà complesso, però, considerando la mancata convocazione da parte del commissario tecnico Roberto Martinez per gli impegni amichevoli con Messico e Giappone, che sarebbero stati un buon test per integrarlo all’interno di un gruppo ormai consolidato. Il centrocampista non usa mezzi termini per descrivere il suo stato d’animo: «Possiamo dire che è una grande delusione. Sto disputando una buona stagione, la Sampdoria è sesta davanti a squadre come Fiorentina, Milan e Torino. Inoltre, alcuni giocatori sono infortunati. Speravo di essere chiamato. Era ora o mai più».

«Queste partite amichevoli sono quasi le ultime opportunità per cercare di mettere in difficoltà l’allenatore. Per chi non viene convocato adesso, il Mondiale si allontana», ammette crudamente ai microfoni di Sport Foot Magazine. Poi continua il suo attacco«All’inizio della scorsa stagione, il ct è venuto a trovarmi. Almeno, questo è quello che ho letto, perché io non l’ho incontrato personalmente. Per quanto ne so, questa stagione non è venuto a vedermi. È un peccato. Immagino che mi stia seguendo da lontano. Quando si gioca in un club ben piazzato nel campionato italiano, tra i migliori ogni settimana, dovremmo essere presi in considerazione per la nazionale». 

Il padre di Praet ha così consigliato al figlio di farsi naturalizzare italiano: «Senza dubbio sarebbero felici di avermi tra le loro fila, ma non penso di poter giocare per un altro paese. Sono fiero di essere belga. Ho solo la sfortuna di essere parte di una generazione di giocatori che giocano quasi tutti in grandi club stranieri. Sì, a volte ci soffro. Dieci anni fa, un giocatore di un buon club italiano sarebbe stato sempre chiamato. Non so come l’allenatore consideri la Serie A, ma è uno dei tre migliori campionati in Europa. Qui non si passeggia in campo, e molti giocatori del Belgio hanno avuto l’opportunità di testarlo in passato. Inizialmente ho avuto difficoltà a impormi anche io. Per la prima volta nella mia carriera non ero un titolare inamovibile. Alla fine però ho ancora giocato 33 partite, è un buon risultato. So di non aver disputato una stagione super, ma neppure negativa. Ci sono giocatori che non hanno fatto così bene alla loro prima stagione in Italia. Ecco perché non mi sono mai abbattuto».