Puggioni: «Mi chiedo: l’ho meritata la maglia blucerchiata? Sì!»

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Seconda parte della lunga intervista a Christian Puggioni, estremo difensore blucerchiato. Inizia il suo percorso nelle giovanili della Sampdoria e il periodo lontano da Genova. Poi il ritorno e la sensazione di essersi meritato la maglia della Sampdoria

Seconda parte dell’intervista a Christian Puggioni che, ai microfoni di SampTv, ripercorre tutti i passi fatti per arrivare a vestire la maglia della Sampdoria. Dall’asilo ai campetti della parrocchia, da quello alla scuola calcio A.Baiardo e infine la richiesta della Sampdoria di tesserarlo come portiere dopo averlo visto giocare in amichevole.
IL SETTORE GIOVANILE: FUTIA, INVERNIZZI, RE E I PREPARATORI DEI PORTIERI – Il Mugnaini era tutto un’altra cosa, come ricorda Puggioni, ma la sensazione provata ad arrivare al campo la stessa di quando era bambino e poi adolescente: «Dai primi passi compiuti con le giovanili, con gli esordienti di Rocco Futia, dove finivamo il campionato sempre con zero gol subiti, ho iniziato la scalata del settore giovanile attraverso i vari allenatori: Invernizzi, Re e i preparatori dei portieri Di Vincenzo e Battara che mi ha dato le prime vere tecniche del mestiere. All’epoca in prima squadra avevamo Ferron e Sereni, allenarmi con loro significava provare a rubargli il mestiere, guardavo ogni parata e mi sembravano sempre perfette, sempre giuste. Me le immaginavo, una volta a casa, nella testa per cercare di imparare tutto quello che mi sarebbe potuto essere utile, dai movimenti a come mettere le mani. All’epoca facevo l’istituto Majorana, scientifico, progetto Brocca, questo mi dava degli orari molti ristretti. Spesso saltavo il pranzo e andavo subito a Bogliasco, al Mugnaini che era diversissimo. Campi in ghiaia, niente spalti, niente campetto alto. Quando sono ritornato è stato un tuffo nei ricordi di 15 anni prima».
ORGOGLIOSO DI AVER REALIZZATO IL SOGNO CHE AVEVO DA BAMBINI – «Giocare alla Sampdoria per un genovese è motivo di orgoglio – continua Puggioni –  e riempie la testa e il cuore di ogni bambino, quando poi si ha la fortuna di arrivare nel tunnel dello stadio e poi, una volta entrato, alla tua sinistra vedere la Gradinata Sud, dove tu stesso eri con i tuoi amici, senti una sensazione diversa: da ragazzo diventi giocatore. Ho avuto la fortuna di assaggiare il nostro stadio in occasione di Sampdoria – Napoli, all’epoca di Ventura. L’idea di avere la maglia con il nome, cambiarmi con la prima squadra fu qualcosa di incredibile. A distanza di tanti anni rientrare a Marassi e giocarci con i propri tifosi è qualcosa di indescrivibile: la responsabilità, la voglia, il senso di appartenenza. Sapere che dietro di te ci sono tanti sogni che si concretizzano con i tuoi gesti positivi o purtroppo come capita a volte negativi, per cui ti senti davanti ad una grande responsabilità, un grande impegno».
MI CHIEDO SEMPRE SE MI SONO MERITATO QUESTA MAGLIA – Genova gli è mancata negli anni passati altrove, inseguendo sempre il suo sogno di tornarci prima o poi. Di Genova gli è mancato tutto, perfino il “mugugno”. Solo un vero genovese sa cosa si prova a stare lontano da questa città chiusa che all’apparenza non è nemmeno più di tanto amichevole. Ma siamo così, noi genovesi persone forse un po’ schive ma dal grande cuore: «Chi è nato a Genova lo sa. Genova vuol dire mare: Boccadasse era il luogo dove tornavo negli anni che ho passato lontano da casa mia. Adesso, poterlo far ripercorrere ai miei figli e vedere i loro occhi e il loro entusiasmo quando si trovano davanti alle onde è meraviglioso. Mi è mancato tutto di Genova: le trofie, la focaccia al formaggio, la gente e il mugugno. Nella vita si è tutti marinai, si parte alla ricerca di qualcosa, di una avventura, di un significato, di una avventura calcistica e si cresce attraverso le vicende come uomini e professionisti. Questa è stata la mia carriera: sono cresciuto qui, attraverso anni di sacrificio e di impegno lontano da casa a distanza di 15 anni ho avuto la fortuna di tornare nella mia città e nella mia squadra del cuore. Questo momento è veramente intenso di significati a livello umano per me: ogni volta che scendo in campo sento onore e responsabilità, perchè in quel momento scende in campo il professionista che per anni si è allenato sognando di vivere questo sogno. Ogni volta prima di indossare la maglia della Sampdoria, la alzo, la osservo e mi chiedo se me la sono meritata questa fortuna di indossarla. Mi rispondo di sì e solo a quel momento la indosso».