Puggioni: «Vi racconto la mia storia, la mia Genova»

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Christian Puggioni si racconta. La sua storia, i primi passi nel mondo del calcio e la sua Genova che tanto gli è mancata e che è tanto fiero di far conoscere ai suoi figli

Christian Puggioni è innamorato di Genova, della Sampdoria. Lo si capisce nel sentirlo parlare della sua città, ora che è tornato, dopo tanto peregrinare in attesa dell’occasione di vestire la maglia blucerchiata. La sua storia, quella che lo ha portato a rifiutare la maglia del Genoa all’epoca del Chievo e conseguentemente essere messo ai margini della squadra clivense, la conosciamo. Ma la storia di Puggioni inizia ben prima, quando a Genova muoveva i primi passi sui campi di calcio: dal Baiardo alla maglia blucerchiata.
I PRIMI PASSI A GENOVA, L’ASILO, IL CAMPETTO E LA PARROCCHIA – Ai microfoni di SampTV, in una lunghissima intervista, Puggioni racconta la sua infanzia nel mondo del calcio e lo fa ripercorrendo i luoghi che lo hanno visto protagonista fin da bambino: «Oggi ho deciso di portarvi in alcuni posti della mia Genova che hanno per me dei significati particolari: a cui sono legato e che hanno dato un motivo alla mia crescita calcistica, che mi hanno accompagnato in un percorso culminato con il vestire la maglia della Sampdoria. Sono cresciuto a pochi chilometri da qui e con i bambini dell’asilo mi divertivo a giocare a pallone nelle sale del refettorio delle suore. Dopo la scuola materna mia mamma ha avuto il buon cuore di accompagnato a giocare con i miei amici al campetto: lì è iniziato il mio percorso nel calcio, con i tornei fatti tra amici.La prima squadra di calcio si è formata così, con la parrocchia, girando per tutte le altre diocesi di Genova. Qui ho capito il senso di appartenenza ad un gruppo e la voglia di vincere: il mio primo trofeo è stato un pacchetto di patatine, ma ero contentissimo, fiero di aver vinto quella partita. Dopo questo periodo mio padre parlò con il papà di un altro mio compagno il quale lo convinse a provare a portarmi alla scuola calcio A.Baiardo, in quanto aveva visto il piacere che avevo a giocare in porta».
IL BAIARDO, IL PROVINO MANCATO CON LA SAMPDORIA – Dai campetti della parrocchia a quelli del Baiardo per poi arrivare, per vie traverse, nelle giovanili blucerchiate: «Qui ho iniziato a muovere i primi passi in una società sportiva, mi accompagnavano i miei e la punizione in casa mia era che se andavo male a scuola non sarei andato ad allenamento. Di quegli anni mi ricordo la nostra leva, i tornei organizzati con le famiglie e i ragazzi con cui giocavamo. Mi ricordo il Torneo Angelo Rosso, le vittorie anche con il Genoa e la Sampdoria. MI ricordo quando ci venivano a trovare i giocatori della Sampdoria: Mancini che veniva in un campo di periferia per me era un sogno. Un’estate la Sampdoria fece il provino per la leva dei Pulcini, non mi presentai perchè ero in vacanza. In occasione di una amichevole organizzata con i blucerchiati, quando già avevo iniziato il campionato col Baiardo, la Sampdoria chiese la possibilità di tesserarmi e così iniziò la mia storia in blucerchiato»