Ramirez vuole fermare la Serie A: «Ripartiamo a 22 squadre»

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Ramirez sulla Serie A: «Chi pensa a come ripartire, lo fa solo per soldi e non pensando alla salute. Fermiamoci qui e ripartiamo a 22 squadre»

Gaston Ramirez fa fatica ad immaginarsi una Serie A che riparte. L’emergenza Coronavirus in Italia sta continuando a mietere vittime e il trequartista della Sampdoria non vede margini per finire la stagione: «È dura pensare a ripartire dopo tutto questo. Io non gioco una partita da quasi due mesi, dal 16 febbraio contro la Fiorentina, perché poi mi sono trascinato dietro la giornata di squalifica in tutti quei rinvii. Penso che oggi sia più importante pensare alle famiglie che ai problemi del calcio. A volte l’essere umano finisce con il sacrificare l’onestà sull’altare del soldo, del business. I soldi in questo momento servono a una cosa sola, aiutare i medici, gli infermieri, la ricerca scientifica, acquistare le mascherine e i macchinari. Togliamoci i soldi, sì, ma con questa finalità».

Invece sento parlare tanto di diritti televisivi, di tagli agli stipendi, di mancati guadagni, come se solo il mondo del calcio stesse perdendo dei soldi». Le attività commerciali no? I ristoranti, i negozi, le piccole imprese, chi viene messo in cassa integrazione e chi ci verrà messo dopo, chi sta perdendo o ha già perso il lavoro. Ecco, proprio in questi giorni il calcio rischia di dare un’immagine distorta di sé, da “mondo diverso”. E gli affetti che si perdono che prezzo hanno? C’è una sola priorità, la salute e per tutto il resto si vedrà. E se non ci saranno i soldi per giocare l’anno prossimo, non si giocherà».

Se si riprendesse veramente a giocare, però, non sarebbe una passeggiata dal punto di vista atletico: «È un po’ come prepararsi per l’Olimpiade solo il mese prima. Perdi qualità. Si vedranno secondo me molte partite brutte. Un calcio non all’altezza dei livelli della Serie A». Ramirez ha le idee chiare: «Finirla qui e ripartire a 22. Ci farebbe crescere come persone. Se la Juventus o la Lazio o l’Inter ritengono di dover discutere per l’assegnazione dello scudetto, affari loro. È un’altra storia. A maggio magari riparti, sperando che non si ammali più nessuno, poi finisci a luglio se non ad agosto… e poi devi ripartire subito perché il calendario della prossima stagione è già incasinato. Chi pensa a come finire questa stagione lo fa esclusivamente per i soldi, per business. Infischiandosene della salute».

In ogni caso, anche alla Sampdoria i calciatori continuano ad allenarsi in casa, ognuno seguendo la propria tabella: «Noi stiamo facendo tutto quello che ci viene detto per farci ritrovare nelle migliori condizioni possibili per l’eventuale ripresa. Siamo professionisti sempre – ricorda Ramirez a Il Secolo XIX -. Al momento non abbiamo certezze e questo continuo “sospeso” non aiuta. Il campo mi manca, è ovvio, ma in questi giorni sto recuperando, come tanti, del tempo con i miei figli. Abbiamo un giardino, dove possono sfogarsi».