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Ranieri: «Bisogna investire. Giovani in campo? Ecco cosa serve»

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Claudio Ranieri spiega i motivi del fallimento nelle Coppe europee delle squadre italiane: le dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport

Claudio Ranieri, tecnico della Sampdoria, spiega i motivi del fallimento delle squadre di Serie A nelle Coppe europee. Resiste solo la Roma in Europa League e questo problema riguarda tutto il calcio italiano. Le sue dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport.

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EUROPA E NON CHAMPIONS – «Per carattere ed esperienza non sono a favore delle definizioni assolute. L’ultimo successo di un’italiana in Champions risale al 2010 con l’Inter, ma dopo la Spagna siamo il Paese più presente in finale, 28 volte, e con 12 vittorie siamo terzi assoluti, dietro Inghilterra e Spagna, che però ha trionfato solo con Real e Barcellona. Anche in Uefa ed Europa League abbiamo buoni numeri. Parlerei di cicli, di momenti. Penso che si sia allargata la forbice tra l’Italia del calcio e le altre nazioni. Il nostro ultimo Mondiale è del 2006 e il nostro unico Europeo è del 1968. Se esiste, è più un problema di movimento, ma la Nazionale di Mancini sta inviando messaggi importanti. Presto si potranno raccogliere i frutti».

PROBLEMA INVESTIMENTI – «Esisteva anche prima della pandemia. Gli investimenti dipendono dagli introiti e, per i club, sono decisivi i diritti tv: in Italia stanno crescendo, ma non sono ancora a livello della Premier. Prendiamo questa grande crisi come un’occasione, non come una sciagura: si può costruire un nuovo rinascimento del calcio italiano. Con meno sprechi».

SERIE A – «Il nostro non è forse il più bello, ma il più difficile e perciò non può essere il meno allenante. Non a caso i tecnici italiani all’estero sono sempre richiesti e hanno ottenuto grandi risultati, mentre gli stranieri che arrivano da noi devono, come i calciatori, adeguarsi. Continuiamo a esportare sistemi e metodologie. La differenza la fanno sempre e solo i calciatori e qui si ritorna al discorso degli investimenti o del coraggio di lanciare giovani. Forse dobbiamo allenare di più nostra cultura sportiva. In prospettiva sono ottimista. Il calcio non è mai stata una scienza esatta, per fortuna».

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