Sampdoria, il campo non mente: le riserve non sono all’altezza

Regini Sampdoria
© foto Valentina Martini

Sampdoria, la partita di Firenze ha reso chiara la differenza abissale fra titolari e riserve: la coperta dei blucerchiati è corta

Il fatto che la Sampdoria si sia presentata, ieri pomeriggio contro la Fiorentina, con una formazione almeno in parte rimaneggiata non è piaciuto a diversi tifosi: la Coppa Italia, obiettivo dichiarato dalla società ad inizio stagione, doveva essere uno stimolo per cercare di andare avanti nel tabellone, quest’anno non certo proibitivo, per coltivare il sogno di poter alzare un trofeo dopo diverso tempo. Invece, il tecnico blucerchiato Giampaolo ha optato, per la gara del “Franchi”, per un turn-over sì moderato, ma comunque un turn-over che ha lasciato a riposo più di un titolare. Ciò che è emerso con chiarezza, dai 90 minuti giocati dai blucerchiati ieri in Toscana, è che sussiste una differenza importante fra i titolari e le riserve, una differenza che ieri è venuta in luce in tutta la sua importanza.

A vedere le prestazioni dei singoli, il dislivello fra titolari e riserve è in effetti imbarazzante: Regini, che ha sostituito Ferrari, ha sulla coscienza il gol dell’1-0 di Babacar e il rigore che ha portato in vantaggio la Viola per 2-1. Sala ieri si è dato parecchia da fare in fase offensiva, ma la differenza con Bereszynski quando si tratta di difendere è evidente. Sull’altra fascia, il disastro-Murru: dopo 80 minuti ben amministrati dal rientrante Strinic, al difensore sardo sono bastati 10 minuti per rovinare la partita dei compagni. A centrocampo Capezzi è ben lontano dal poter emulare le prestazioni di Torreira: resta molto più nascosto quando si tratta di avviare la manovra e non garantisce la stessa circolazione di palla dell’uruguagio. Alvarez, poi, a volte può davvero apparire irritante, lento, macchinoso, quasi svogliato e comunque quasi mai decisivo.

La situazione è dunque molto chiara: la Sampdoria è una buona squadra, altrimenti non sarebbe sesta in campionato. Ma la coperta è corta: quando sono venuti a mancare i titolari che hanno reso l’undici di Giampaolo una squadra temibile, chi è stato chiamato a sostituirli non ha fatto un’ottima figura. Ecco perché la storia più volte raccontata dal tecnico doriano secondo cui dispone di più titolari può essere vera, sì, ma fino ad un certo punto: in questo caso, non si può considerare questo Regini un titolare al pari di Ferrari, per esempio. Ciò che più preoccupa è la tenuta della squadra sul lungo periodo: i titolarissimi come Silvestre, Ferrari stesso, Strinic, Torreira, Praet e Quagliarella non potranno giocare ogni partita, e allora starà a chi dovrà sostituirli farsi trovare pronto. Purtroppo, però, la partita di Firenze è suonata come una sentenza: per adesso la differenza è ben chiara, le riserve hanno ancora molta strada da fare.