Ferrero: «Sampdoria sfortunata, ma è un segnale di Dio. Scudetto alla Lazio»

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Sampdoria, Ferrero fa il punto su cinema e calcio: «Pronti a sfidare chiunque. Tifosi? Non c’è calcio senza di loro»

Il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, in una lunga intervista a Panorama, fa il punto su cinema e calcio.

CINEMA – «Mi rifiuto di aprire le mie sale. Il cinema è cultura, arte, è un momento magico dove sei tu e lo schermo. Mi sembra assurdo andarci con la mascherina, il biglietto che si fa online, popcorn no o forse sì, distanziati sei metri, ma che senso ha? Non riapro. E poi non è il momento giusto. Non ci sono neanche i film da proiettare. Dolore non aprire l’Adriano? Sicuramente, ma nessuno ha filato cinema e teatri. Che mi sembra un po’ bislacca come idea. Lo spettacolo, le produzioni, tra annessi e connessi, danno da vivere a centinaia di migliaia di persone.».

DRIVE-IN – «Inaugureremo l’Arena Adriano Estiva agli studi De Paolis, sulla Tiburtina. Sarà un’opera meravigliosa. lo nasco nel cinema, ho prodotto centinaia di film, ho perso un sacco di soldi, ma ho fatto quello che amavo. È la passione della mia vita e mi piange il cuore vedere le sale chiuse».

SOLDI – «Non mi piace parlare di soldi. Tutti ne parlano e si lamentano. Se seguitiamo a fare così in autunno qualcuno farà una pazzia. Cerchiamo di prevenire e aiutiamo il tessuto sociale, gli artigiani, il calcio, la cultura. Ci siamo dimenticati che questo Paese nasce sulla cultura. È vergognoso che nessuno se ne occupi veramente. E invece parliamo sempre di soldi. È inutile, tanto nessuno te lí dà. A me non hanno mai regalato niente».

GOVERNO – «Credo che il premier Giuseppe Conte, come tutti noi, fosse impreparato a questa valanga, allo tsunami che ci è arrivato addosso mascherato da fantasma. Il governo ha scelto la via più facile. E nel momento che riapriamo hanno solo promesso, ma non hanno dato un euro a nessuno. Non va bene prendere in giro gli italiani. Chiedo di correggere il tiro. Hanno lavorato tanto, ma posso dire che hanno fatto una bella entrata e una brutta uscita. Le aziende chiudono. E quelle che hanno riaperto, si tengono su una gamba sola. Siamo preparati a questo mostro ormai. Affrontiamolo. Non restiamo prigionieri del prima. Dobbiamo fare ripartire 25 mila imprese che stanno fallendo. Fatti non parole. La cassa integrazione non la devono più nominare, perché non l’hanno pagata. E le aziende che stanno facendo i concordati preventivi? Non ci pensa nessuno, sono diventate come il cinema, perse nelle Ande, finite nel dimenticatoio. E mi fa specie che il signor Conte, che viene al cinema e si paga sempre il biglietto, si sia dimenticato delle ore passate all’Adriano».

COLAO – «Ma chi è? Chisseloincula Colao».

TEATRO – «Sono cresciuto dentro un teatro di posa. È l’espressione migliore per un attore. Ho fatto anche una commedia teatrale bellissima: Jacopone da Todi, con Gianni Morandi. Era il ’75, allora ero un bambino prodigio. Mi vendevo i programmi con gli autografi di Gianni per 100 lire facendo lo strillone in sala. Così rimediavo qualche soldo, che stavo in bianco. E lui si arrabbiava. È la persona che stimo e a cui voglio più bene. Mi ha sempre aiutato quando ero fanello, ragazzino».

TELEVISIONE –  «Aridatece Mike Bongiorno. La tv deve essere comunicazione, speranza, sorriso, educazione. Se vuoi fare propaganda quanto meno falla veritiera e divertente. Nessuno dice quanta gente oggi va dagli psicologi. Ci hanno massacrato e non va bene. Hanno trasmesso terrore e paura. Ho fatto Il Papa buono per Canale 5 e due fiction meravigliose perla Rai. Ma da anni non lavoro più. La Rai oggi è politica e io non sono l’uomo del dire, ma del fare. La signorina Eleonora Andreatta, direttrice della Fiction, è una grande maleducata e arrogante. Non mi riceve né risponde al telefono. La Rai non è roba sua, ormai dopo dieci anni è ora che se ne vada a casa. Te ne devi annà».

FIDEL CASTRO – «Un viaggio a Cuba a metà degli anni Novanta per rifare Ladri di biciclette. E scoprii che non c’era cinema, non c’era niente: né un macchinista, né una lampada. Così andai dal ministro della Cultura e gli dissi che se volevano gli avrei insegnato a fare cinema. E così ho fatto. E sono diventato amico di Fidel».

CORONAVIRUS – «Sono stato incosciente. Hai paura e ti difendi da chi conosci. Il signor Corona non l’ho mai incontrato e non ho avuto paura. Un film che amo molto è La grande guerra di Mario Monicelli. L’unico che descrive il confine sottile tra vigliaccheria ed eroismo. Ecco, con il Covid sono stato come Sordi e Gassman».

ALBERTO SORDI – «Ci siamo conosciuti agli studi Safa Palatino, quelli che oggi sono di Berlusconi. C’era una signora famosissima che faceva delle polpette giganti. lo mi mettevo vicino a Sordi e a Tony Renis mentre entravano in questa mensa di lusso, dove non ero ammesso. Parlavo da solo, facendo finta di essere un amico. Quando aprivano la porta mi buttavo dentro e mi fregavo un po’ di polpette. Di una bontà incredibile».

RIPARTENZA SERIE A – «Come ho detto prima, quando accendi la tv e vedi i camion dell’esercito che trasportavano le bare mi sembrava fuori luogo parlare di calcio. Lo sport è salute, vita, ma quei camion mi dicevano che la vita si era spezzata. Ha senso giocare negli stadi vuoti? Il campionato era un impegno iniziato e va portato a termine. Ma senza paura di far ritornare la gente allo stadio. Perché non c’è partita se non c’è tifoso. Senza di loro il derby più bello del mondo, Sampdoria-Genoa, è una lanterna spenta. Riaccendiamola».

SAMPDORIA – «Siamo stati sfortunati, 10 giocatori positivi. Ora stanno tutti benissimo. Da un male bisogna tirare fuori un bene. Lo leggo come un segnale di Dio, che ringrazio tutti i giorni, per continuare verso un campionato migliore e verso la vittoria. Siamo pronti a sfidare chiunque. Forza ragazzi»

QUAGLIARELLA – «È un vero campione di forza, amore, qualità, voglia di vivere. Ma soprattutto sa mangiare l’erba. E chi mangia più erba vince».

CAMPIONATO ALLA JUVENTUS – «Matematico. Ma sarei molto felice se lo scudetto restasse nella mia regione. Perché con Lotito il campionato è garantito. Forza presidente, ce la possiamo fare».