Koman: «I tifosi della Sampdoria sputavano e ci picchiavano»

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L’ex centrocampista della Sampdoria Koman ricorda alcuni episodi: dall’esordio alla retrocessione

L’ex centrocampista della Sampdoria Vladimir Koman ripercorre alcuni episodi della sua esperienza in blucerchiato ai microfoni de Il cuore della Sud.

ESORDIO – «Fu una grandissima sorpresa: un paio di giocatori dalla Primavera vennero chiamati in prima squadra a fine campionato. Mancavano sette partite, eravamo lì solo per allenarci. Per me era una cosa fantastica già allenarmi, ma l’esordio è stato proprio un sogno».

PRIMAVERA – «Era la più forte in Italia. Quell’anno meritavano di esordire un be po’ di giocatori. Malgrado non sia successo, è stato un anno ripagato con i trionfi. Ho tantissimi ricordi della Primavera, ci siamo divertiti. In prima squadra la gente era più seria».

RICORDI – «Semioli, Cassano e Paolombo erano sempre lì a scherzare. Cassano faceva anche le cose banali, mi ricordo che una volta ha preso un estintore, è andato nello spogliatoio e lo ha spruzzato dappertutto. All’ultimo allenamento giocarono anche dirigenti, magazzinieri, fisioterapisti. Novellino aveva il ginocchio spaccato, ma qualcuno gli fece una scivolata addosso e pensammo si fosse rotto. Lui si è alzato, ci ha mandato a quel paese dicendo che tanto era già spaccato. Una volta Gastaldello stava facendo discorsi sulla tattica, è arrivato Cassano e ha detto: “è tutto inutile voi dovete fare due cose: passarmi la palla e venire ad abbracciarmi dopo che ho segnato”»

RETROCESSIONE – «Dopo vari prestiti sono stato richiamato dalla Sampdoria. Un anno che doveva essere il migliore dopo una grande stagione con il Bari e soprattutto con la squadra che giocava in Coppa. Il rammarico di quell’anno è cominciato da lì. Un gol preso dal Werder all’ultimo secondo della partita. Nonostante la rete a Kharkiv siamo usciti ai gironi. Sono stato capitano della squadra per una partita a Debrecen, me lo ricorderò per sempre. Ero molto felice, ma la stagione è stata pessima e questo lo ricorderò ancora di più. Siamo retrocessi e l’atmosfera intorno alla squadra non si può spiegare. Tutto quello che era stato costruito finì per essere distrutto. La gente era diventata aggressiva, sputava e picchiava i giocatori, delusione e tristezza».