Serie A, Calcagno: «Giocare col caldo non è facile. Siamo tutti preoccupati»

Calcagno aic
© foto Twitter

Il vicepresidente dell’AIC Calcagno espone le sue perplessità sulla ripresa della Serie A, la questione stipendi e ferie

Il vicepresidente dell’AIC Umberto Calcagno torna a discutere dei temi riguardanti la ripresa della Serie A, sulle onde di Centro Suono Sport.

PARTITE AL POMERIGGIO – «Quando giocavo in Serie C ho giocato spesso alle 15 al sud e non era per niente facile. Stiamo aspettando i protocolli e la riunione del 28 maggio che sarà decisiva. Spero che si possa ragionare su questa eventualità, ma andiamo avanti per step».

STIPENDI CALCIATORI – «È una preoccupazione visto che la FIGC, con le norme emanate ieri, non controllerà nessun pagamento per circa cinque mesi e mezzo. Il rischio è che non arrivino stipendi per tutto questo periodo. Va considerato che il calcio non è solo la Serie A, ci sono anche la B e la C. In Lega Pro il 70% dei calciatori prende meno di 50 mila euro e anche a loro non verranno controllati gli stipendi per lo stesso periodo. Mi sembra assurdo che se si tornerà in campo si farà senza essere pagati».

CALCIATORI PREOCCUPATI – «Faccio l’avvocato e ho alcuni colleghi che ancora non sono tornati a lavoro. Siamo tutti preoccupati. Agazzi per esempio ha preferito interrompere il contratto e non tornare a giocare per paura del virus. Non è questione di essere pro o contro la ripresa del campionato, c’è una comunità scientifica che sta lavorando ai protocolli. Dovremo essere bravi a controllare che questi siano rispettati. C’è la possibilità di ripartire, ma non con il rischio zero. Vale per tutti settori, non solo per il calcio».

FERIE – «Le ferie vanno calcolate sul singolo e non sulla squadra. La questione è già stata risolta. All’interno di uno dei primi Dpcm il Governo diceva di far godere le ferie ai dipendenti e in questa categoria rientrano anche i calciatori. Le settimane di marzo, in cui non si è giocato e non ci sé allenati, vengono considerate come ferie».

ELEZIONI AIC – «Le nostre proposte, quindi le mie e quelle del mio gruppo, è di continuare quello che abbiamo fatto. Dobbiamo essere forti e mantenere le tutele che abbiamo. È sbagliato confondere la riforma dei campionati con il format a numero di squadre. Riforma significa andare a distribuire diversamente i fondi, andiamo a vedere come fanno in Germania, Inghilterra, Spagna. Se parliamo della nuova Champions, ci rendiamo conto di cosa significherebbe fare quattro gironi da otto squadre invece che otto da quattro? Le decisioni che prenderemo nei prossimi anni condizioneranno generazioni di calciatori ma anche di presidenti. Sono dell’idea che si vada sempre nell’ottica di dare di più a chi già ha molto e di preoccuparsi poco di chi abita sotto di noi. Con la Superchampions, ad esempio, si rischia di non badare più a chi vive sul nostro stesso pianerottolo. Io sono sinceramente molto preoccupato da questo punto di vista».