Stipendi Serie A, Calcagno: «Taglio sì, ma solidale»

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Il vicepresidente dell’AIC Calcagno sul taglio agli stipendi dei calciatori: «Bisogna aiutare le piccole squadre»

Il tema del taglio agli stipendi dei calciatori è materia di dibattito. Ogni lega ha esigenze diverse perché diversi sono gli ingaggi dei calciatori e una regola che vada bene per tutti non esiste. L’avvocato blucerchiato, Umberto Calcagno, vicepresidente dell’AIC fa il punto sulle pagine di Repubblica: «Abbiamo dato piena disponibilità su due fronti. il primo è quello della ripresa dell’attività, anche per dare un segnale di speranza a un Paese così colpito da questa emergenza. I calciatori sono disposti a finire i campionati anche a fine luglio».

«Il secondo fronte è conseguente al primo: qualora non si potesse tornare in campo, siamo pronti a venire incontro al sistema calcio. Siamo gente di buon senso, ci rendiamo conto cosa sia una crisi. Fosse necessario, troveremo un accordo. Sia chiaro, non potrà essere collettivo, ogni club dovrà trovare intese singole, perché al  nostro interno ci sono realtà completamente diverse. Un conto è la A, uno è la B, un altro ancora la C, la D e la Serie A e B femminile, con persone che vivono di calcio, ma con stipendi decisamente inferiori a cui non si possono chiedere ulteriori sacrifici».

«Bisogna creare un Fondo solidaristico che possa tutelare i soggetti più deboli. Con la Federazione c’è già convergenza. I calciatori più importanti sono pronti ad un passo indietro, a patto che una quota dei loro soldi vada al Fondo. In più, da parte nostra, siamo pronti a rimpinguarlo con un versamento volontario, cosa che chiediamo anche ai club più ricchi. Ognuno deve rinunciare a qualcosa, soprattutto in Italia dove c’è un sistema totalmente squilibrato di risorse. Mi riferisco ai diritti tv, già in condizioni di normalità».