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Thorsby: «Con Ranieri sono cresciuto, sono felice del mio percorso»

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Morten Thorsby ha concesso una lunga intervista in cui ha parlato della sua carriera e del suo impegno per l’ambiente

Morten Thorsby ha concesso una lunga intervista in cui ha parlato della sua carriera e del suo impegno per l’ambiente. Le parole del centrocampista della Sampdoria a L’Ultimo Uomo.

CULTURA – «Provo ogni giorno ad imparare qualcosa. Devo diventare più stabile, più continuo, perché il campionato italiano non ammette errori. Ho fatto lezione di lingua tutti i giorni. L’unico momento con un’altra persona, su Skype, oltre a quelli con la mia famiglia, era con la mia professoressa di italiano».

FARE ALTRI SPORT – «È una domanda difficile, che ci facciamo in Norvegia: i giovani che vogliono fare i calciatori dovrebbero fare solo quello o devono fare più sport? Io sono molto felice del mio percorso, non posso sapere se sarei stato più forte, ma alla fine la mia storia dimostra che è possibile fare più sport per molti anni, scegliere dopo invece che prima. Non so se per fare il calciatore sarebbe stato meglio fare solo quello dall’età di sei anni senza alternarlo con lo sci di fondo. Magari oggi sarei più forte».

LA SCELTA – «Avevo diciassette anni e c’era la possibilità di andare negli Stati Uniti con una borsa di studio, per studiare e giocare a calcio. Dato che a me interessano anche altre cose oltre al calcio, pensavo che quella fosse la cosa giusta da fare. Ma poi è arrivato l’Heerenveen e dovevo scegliere se trasferirmi in Olanda. Avrei dovuto dire sì o no in due settimane e ho scelto il calcio… ma forse è il calcio che ha scelto me, non il contrario».

AMBIENTE – «Se non giochi non stai bene e io nel periodo in cui non giocavo titolare in Norvegia volevo pensare ad altre cose, non a me. Perché il calcio è una cosa molto egoistica, stai sempre a pensare a te stesso, a come andare avanti. È importante avere una cosa che ti dia una prospettiva, è importante sapere che il mondo è più grande del calcio. Il mondo del calcio è un po’ indietro, ci sono altri settori della nostra società che sono più avanti, ma io penso che possa essere fondamentale in questa battaglia. Quando ho iniziato a parlare di questo tema, sette anni fa, la consapevolezza era più bassa. Sono cambiate molte cose anche solo negli ultimi cinque anni. Adesso molti miei compagni mi chiedono di cosa si tratta, capiscono che sta succedendo qualcosa».

CRESCITA CALCISTICA – «Da ragazzo ero più piccolo, non ero così forte nei duelli. Negli ultimi anni sono cresciuto e ho cambiato un po’ modo di giocare. Prima non ero così forte, anche nell’Under 21 non ero così forte. Con Ranieri giocavamo tutte le palle lunghe su di me, direttamente dal portiere, spesso lanciavamo su di me, e dopo un po’ ho imparato a saltare al momento giusto. Perché questa è la cosa fondamentale, sono alto sì, uno e ottantotto, ma non altissimo, il punto è saltare al momento giusto».

NORVEGIA – «Abbiamo molti grandi sportivi, compreso Haaland. È bello far parte di questa generazione. Hai più speranza nel fatto che magari puoi crescere in Norvegia e diventare un calciatore importante. E poi fino a un po’ di tempo fa, contro certi Paesi pensavamo di essere inferiori. Adesso invece stiamo prendendo fiducia, e anche questo può essere importante per lo sviluppo di molti giovani bravi che ci sono in Norvegia».