Tommasi sui presidenti di A: «Sono come i musicisti del Titanic»

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Il presidente dell’AIC: «Annullare il campionato è un’ipotesi. Presidenti di Seri A come i musicisti del Titanic»

Mentre l’Italia, specialmente quella settentrionale, conta morti e contagiati per l’emergenza Coronavirus, ai piani alti della Lega si continua a discutere di quando poter ripartire con il campionato di Serie A: «Ti riporta a una dimensione ottimistica, ci vuole realismo – ha tuonato il presidente dell’AIC Damiano Tommasi -. Tra le varie attività che svolgo, c’è anche quella di dirigente scolastico. Ebbene, qui a Verona si valuta di portare a termine l’anno solo attraverso una didattica domestica. Questo cosa significa: se un paese chiude le scuole fino a giugno, non possiamo pensare che possano andare avanti altre attività, come lo sport. Un lusso, appunto».

Tommasi non ha intenzione di correre alcun pericolo con la ripresa del campionato: «Se si torna in campo si farà in massima sicurezza. Che intendo? Se si potrà viaggiare da una regione all’altra, se non ci saranno rischi». Non è esclusa l’ipotesi di annullare la stagione: «Certo. Ripeto: si chiudono le scuole, si può chiudere un campionato o più di uno. Sarebbe un bel problema, ma purtroppo queste cose non le scegliamo noi, ma il Coronavirus. Che ormai ci ha caricati tutti sulla stessa barca, nella stessa incertezza e con la stessa fragilità».

C’è stata divisione sull’interruzione delle partite, prima ancora sulle porte chiuse, ora si parla degli allenamenti. Molti presidenti sembrano pensare solo agli interessi economici: «Sono come i musicisti del Titanic – il paragone di Tommasi ai taccuini de Il Messaggero – che continuano a suonare mentre la nave affonda. Se non si capisce che la situazione è seria…».

Sulle date (si parla del 3 maggio per la ripresa del campionato) il numero uno dell’Assocalciatori non sembra convinto: «Temo verranno disattese». Sulla questione ferie, invece, ribadisce: «La nostra è una proposta di buon senso, è giusto farle ora. La Serie C è d’accordo, la A e la B ci hanno detto di no. Forse non si sono resi conto in che paese viviamo. Ma non sono affatto sorpreso», ha concluso.