Lazio-Samp, maledizione blucerchiata per eccellenza

Flachi Lazio-Samp 2005
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I precedenti di Lazio-Samp non lasciano ben sperare all'”Olimpico”: il racconto dell’ultima vittoria nella caccia al preliminare di Champions League

C’è quasi da spaventarsi anche solo a guardare questa grafica. Se qualcuno dovesse riflettere su una trasferta più nefasta sull’arco di vent’anni, sarebbe difficile farsi venire in mente un’alternativa più solida.

Lazio-Samp 1992-2016

Quest’immagine riporta i dati transfermarkt riguardanti il bilancio della Samp all'”Olimpico” di Roma nelle sfide contro la Lazio dal 1992. Una debacle continua e inarrestabile, tanto da sfidare il concetto di “sfiga” per quanto costante sia: 21 partite, 15 vittorie della Lazio, 5 pareggi e un unico successo a marca blucerchiata. 50 gol fatti dai biancocelesti e solo 22 da parte degli ospiti: a Roma, insomma, non sembra esserci grossa storia dal 1992-93. Era l’anno di Signori capocannoniere con il club capitolino, dei 15 gol di Mancini, dei due punti di distacco tra le due squadre (la Lazio chiuse 5°, la Samp appena due posizioni più in là). Da quel momento in poi, le posizioni storiche di Lazio e Samp si sono rivoltate: l’epoca della Sampd’oro stava per finire, quella della Lazio stellare di Cragnotti sarebbe durata almeno un decennio.

23 GENNAIO 2005 – La Serie A 2004-05 è forse la stagione più strana negli ultimi vent’anni. La prima a venti squadre, con il duello Milan-Juve per lo scudetto, ma soprattutto tante squadre schiacciate in pochi punti. Se qualche mese fa si piangevano retrocessioni già decise, quell’anno quasi tutti rimasero in corsa fino all’ultimo: l’Atalanta chiuse ultima a 35 punti, mentre il Brescia cedette solo alla 38° giornata dopo il 3-0 subito dalla Fiorentina. Tre squadre chiusero a 42 punti, rendendo necessario il doppio spareggio tra Bologna e Parma (con quest’ultimo vincitore e felsinei in B). Tuttavia, proprio il Bologna retrocesso distava appena sei punti dal Messina, arrivato settimo. Campionato strano anche per Lazio e Samp: i biancocelesti erano stati appena rilevati da Claudio Lotito, con debiti monstre e una squadra per lo meno curiosa (con carneadi come Esteban Nicolás González e Braian Robert). La Samp, invece, era in lotta per un posto in Champions League, nel solito serrato duello con l’Udinese per l’Europa. La tappa dell’Olimpico rappresenta un crocevia importante per quella stagione.

La Samp si presenta a Roma con un inedito 4-4-2, con Kutuzov largo e pronto ad accentrarsi in area di rigore, dove invece staziona il tandem Flachi-Rossini. Tonetto è più alto di Pisano, mentre Zenoni occupa l’altra fascia, con Diana assente per un problema familiare. Dall’altra parte, la Lazio di Giuseppe Papadopulo schiera il tandem Rocchi-Di Canio. I primi 10′ della gara decidono tutto: un goffo tiro di Tonetto finisce in area, dove Kutuzov porta in vantaggio la Samp al primo minuto. Ne bastano altri tre perché lo stesso bielorusso serva Flachi al centro dell’area, con il 10 ospite steso da Peruzzi. Il bomber blucerchiato si presenta dal dischetto e realizza per il 2-0. Quello che molti han magari dimenticato è che anche la Lazio ha a disposizione un tiro dagli undici metri all’8′, causato da un’intepretazione eccessivamente fiscale dell’arbitro su un intervento comunque scomposto di Palombo su Paolo Di Canio. L’idolo biancoceleste, però, si fa ipnotizzare da Antonioli sul rigore. Di Canio vede anche annullarsi un gol, mentre Rossini spreca l’occasione per chiudere il primo tempo sul 3-0. Con l’ingresso dell’ex Bazzani nella ripresa, la Lazio alza il baricentro e trova l’accorcio delle distanze, proprio con l’assist di Bazzani per il gol di Rocchi. Gli ingressi voluti da Novellino – Edusei e Donadel per Rossini e Kutuzov – abbassano la Samp a dismisura, tanto da rischiare il 2-2 laziale in più occasioni. La Samp, di contro, spreca una clamorosa occasione ancora con Rossini per ristabilire le distanze e solo un Antonioli in giornata evita il peggio.

Viene in mente la considerazione de “La Gazzetta dello Sport” per quella gara: «Con Edusei al posto di Kutuzov, ma soprattutto con un arretramento della linea di centrocampo quasi davanti all’area di rigore, la Samp finiva in realtà con l’invitare la Lazio all’assalto. Inducendo a qualche riflessione sulle reali potenzialità di una squadra che ha in Volpi un regista buono per un’ora, in Palombo e Tonetto degli onesti gregari e, aspettando il ritorno di Doni, nel solo inarrestabile Flachi (che col Siena non ci sarà causa squalifica in arrivo) l’uomo capace di fare la differenza. Vederla in piena zona Champions, alimenta francamente il sospetto di un calcio italiano un pochino in ribasso». Eppure la Samp finirà con un vantaggio di 17 punti sulla Lazio e con quella vittoria tiene dietro la Roma, recupera due punti all’Inter e soprattutto scavalca il Palermo: è solo l’inizio di una grande cavalcata, che purtroppo non basterà a centrare la Champions League. La sfortuna nelle ultime due gare – contro Inter e Bologna – negherà l’ingresso ai preliminari della massima competizione europea a vantaggio dell’Udinese, arrivata un punto davanti alla Samp.

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