Siamo tutti figli di Bruno

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La vittoria sull’Inter ha tantissimi significati per la nostra Sampdoria, ma il più bello e significativo porta il numero 10 e il nome di Bruno Fernandes, che ancora una volta ha spaccato la partita. Finalmente Marco Giampaolo ha visto nel portoghese il talento giusto da mettere e tenere in campo per tutta la durata della partita, rinunciando anche all’avvicendamento con Ricky Alvarez. L’ex Udinese lo ha ricambiato con corsa, grinta, pressing, costruzione, una copertura che andava dalla fascia sinistra alla fascia destra: un factotum della trequarti campo, micidiale. Erano settimane, tra l’altro, che mi domandavo perché il nostro allenatore aveva deciso di peccare così tanto di arroganza permettendosi di tenere in panchina, fermo e attonito, un giocatore che fino all’anno scorso è stato inamovibile titolare dell’Udinese: il Doria, per quello che ha mostrato in questi mesi, non ha nulla in più di quei bianconeri che negli anni scorsi hanno avuto alti e bassi societari e di obiettivi. Adesso quell’arroganza ha ceduto il passo alla convenienza e Giampaolo ha smesso di arrogarsi la presunzione di aver riscoperto l’inamovibilità di Alvarez.

Non è soltanto Bruno Fernandes, però, a giganteggiare nell’intera rosa della Sampdoria, perché se un da lato Quagliarella è colpevole soltanto di non avere più la stessa costanza e forza per 90 minuti consecutivi, complice l’età e la lucidità che non si può avere per sempre in carriera, dall’altro Barreto ci sta mostrando l’altra faccia della medaglia che avevamo visto nella scorsa stagione. L’ex centrocampista del Palermo ce lo ricordiamo tutti: era lo svincolato che avrebbe dovuto cambiare le sorti dell’umanità nel centrocampo di Walter Zenga, salvo poi dimostrarsi completamente incostante e inadatto sia in fase di costruzione che in fase di rottura. Adesso, invece, è bruscamente rinato in entrambe le accezioni del suo gioco, perché il supporto a Torreira in fase di costruzione è perenne, così come lo è stato il lavoro di rottura tra Santon ed Eder, che sulla fascia sinistra non hanno avuto mai modo di dialogare. La sua irruenza l’abbiamo vista anche nel Derby, sempre pronto a lottare su ogni pallone: si è rivista con l’Inter, una squadra morigerata e che a volte sembra quasi giocare contro il proprio allenatore, che prende una traversa soltanto perché segnare sarebbe assurdamente controproducente per quella panchina che scotta.

Col senno di poi, insomma, verrebbe da premiare anche il turnover di Giampaolo contro la Juventus, per quanto l’azzardata mossa di scendere in campo con la squadra B non sia proporio condivisibile. Certo, riposarsi per poi vincere contro l’Inter acquisisce il suo perché, con sei punti in tre partite in tasca, ma resta una disfatta bianconera che gli stessi ospiti dello Juventus Stadium hanno affrontato con molti degli effettivi titolari in campo. La Sampdoria, in tal caso, con una sola competizione dalla sua rispetto alla duplice dei campioni d’Italia, avrebbe potuto osare di più. Servirà come monito il futuro, probabilmente, servirà per farci capire che le figuracce non fanno mai bene, persino se poi arriva una vittoria contro una bestia nera, che a Marassi ha sempre marciato.

In questa classifica così corta, tanto da sembrare quasi quella della serie cadetta, una vittoria del genere vale comunque tanto, perché i 14 punti della Sampdoria, adesso, sono gli stessi dell’Inter e del Chievo che fino a qualche ora fa insidiava la zona alta della graduatoria, oppure sono appena di uno inferiore al Torino, che in ogni caso scenderà in campo in differita dalla giornata classica: tutte situazioni che confluiscono in un altanelarsi di vicende che richiederebbero al Doria maggior costanza, maggior continuità, per poter ambire a qualcosa di più valido e interessante di una salvezza rilassata. Il calendario, certo, non è dalla nostra al momento, ma con questa grinta e con questa caparbietà, cedendo anche un po’ il passo al bel gioco, perché non crederci? D’altronde siamo tutti figli di Bruno Fernandes: basta affidarci a lui, finalmente.

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